Descrizione Progetto

Tellaro

CHIESA DI SAN GIORGIO MARTIRE

chiesa san giorgio martire

Orario Vigiliare: 17.30
Orario Festivo: 10.00

La chiesa di San Giorgio, lambita dal mare, fu edificata nelle sue parti essenziali fra il 1564 e il 1584 utilizzando le fondamenta e i resti di una più antica fortificazione, forse costruita dai genovesi dopo la battaglia della Meloria (1284), con cui la Superba affermò il suo predominio marittimo sul Tirreno a scapito di Pisa. Per molti anni la chiesa assolse anche la funzione di fortificazione, essendo integrata nel sistema difensivo del borgo.
Subito dopo la consacrazione avvenuta il 1° maggio 1584, per opera del visitatore apostolico Mons. Angelo Peruzzi, una delle torri del complesso fortificato genovese fu adattata a campanile. Nel 1618 l’edificio venne ampliato con la costruzione della sacrestia, delle arcate che dividono la navata e la volta ed infine, nel 1717, si provvide a realizzare un nuovo coro in legno intarsiato che sarà demolito dopo il 1965. La struttura a pianta rettangolare presenta un’abside semicircolare molto sporgente, una torre circolare su cui s’innalza il campanile, a sezione quadrata con quattro aperture voltate a botte, che ospitano tre campane datate nel 1812, mentre sugli angoli della parte quadra, emergono quattro pinnacoli. La parte superiore a sezione ottagonale alterna un lato cieco ad una volta aperta che regge la copertura, dove poggia un’artistica croce in ferro battuto. La facciata principale, di semplice fattura, presenta una zoccolatura in ardesia, quattro lesene, due cornicioni modanati, due tronchi di piramide laterali esterni e un timpano. Il tutto verte prevalentemente sul contrasto cromatico fra il rosa sbiadito e il bianco degli elementi decorativi. Il portale in marmo bianco di Carrara, tardo cinquecentesco, è abbellito da due volute con cornucopie e da un bassorilievo marmoreo rappresentante il Santo cavaliere Giorgio, che ha sconfitto il drago, a cui è dedicata anche la parrocchia. Il portone in legno, invece, risale al 1600. L’interno è a tre navate separate da due massicce colonne ottagonali, in pietra nera locale, che sostengono la volta centrale a botte e quelle laterali a crociera. Il pavimento, al di sotto del quale sono conservati i resti mortali di un vescovo autoctono e dei tellaresi lì sepolti fino al 15 agosto 1810, è in marmo bianco e grigio losangato nel sancta sanctorum, e a lastre quadrate nelle navate. La cantoria, costruita agli inizi del 1843, ospita, dal 1846, un organo realizzato da Nicomede Agati di Pistoia con cassa lignea addossata alla controfacciata e mantice a lanterna azionato a manovella. La parte in legno della balconata è dipinta con putti, corone, palme e serti floreali. Sulle due colonne d’ingresso sono visibili i medaglioni in bronzo applicati nel 1901 fanno memoria del giubileo indetto da Leone XIII in occasione dell’anno santo del 1900. Partendo da destra incontriamo una cinquecentesca acquasantiera sovrastata da una lapide dedicata al sacerdote Don Spallarossa che si adoperò per dotare la chiesa dell’organo per accompagnare i canti nelle sacre funzioni. Proseguendo in senso antiorario troviamo quattordici formelle, in terracotta, di una via crucis, donata nel 1989, plasmata dal ceramista prof. Lavolino di Torre del Greco su disegno e direzione dell’arch. Gianni Marzocca di Roma, una pala marmorea del 1600 raffigurante i Santi Sebastiano e Rocco e Madonna con Bambino. La pala fu voluta dal “popolo di Tellaro” per essere stato preservato dalla peste. La sottostante lastra di marmo rosso (fissata al muro) con al centro una croce policroma su sfondo bianco è ciò che resta dell’altare maggiore barocco demolito nel 1965. Infondo alla navata di destra si trova l’altare, ricostruito nel 1677 (come ci ricorda l’epitaffio scritto in latino), dedicato all’Immacolata Concezione anch’esso con lastra in portoro con al centro una croce policroma e, sopra il tabernacolo, la statua in marmo di Santa Monica, madre di Sant’Agostino d’Ippona, con la copia della Madonna della Consolazione la cui icona risale al XIV secolo ed è custodita nella Chiesa Stella Maris. Attraversata una balaustra entriamo nel “sacrarium” sorvegliato da due angeli in gesso del 1800. La mensa, sorretta da due volute adorne di frutta e da due colonnine stile impero, è sovrastata da un baldacchino in legno rosso, blu e bordature in oro del 1700. Il ciborio, con la porticina in bronzo argentato realizzata nel 1930 dalla ditta Nosso Giovanni di Torino, e la statua in marmo di San Giorgio, dono della famiglia Marzorati di Milano, è ciò che resta della struttura e degli arredi sacri che facevano parte del presbiterio in stile barocco demolito nel 1965 per adeguare la funzionalità della chiesa alle disposizioni liturgiche impartite dal Concilio Vaticano II. Due porte, entrambe a due ante, in legno del 1600 ci consentono d’entrare, a sinistra, nella sacrestia, dove si trova un antico lavabo in marmo del 1618, a destra, in una stanzetta terranea del campanile, all’interno della quale una bella porta grigia a due ante (ognuna delle quali porta, in rilievo, una corona e due rami di palma intrecciati) dietro la quale si trova uno spazioso armadio a muro.
Il bell’altare dedicato alla Madonna del Rosario, è arricchito con formelle e una statua antica in marmo della Madonna della Misericordia (dono, nel 2002, della famiglia Melzi). Un confessionale in legno del 1700 e una colonna in marmo (ciò che resta del pulpito seicentesco addossato, fino al 1965, alla colonna ottagonale di destra) concludono la visita a questo complesso monumentale, che testimonia la fede e il cammino della nostra comunità nel corso dei secoli.
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Chiesa di San Giorgio Martire
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