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Il birraio di Preston dal romanzo di Andrea Camilleri
12 Novembre, 2025 | 9:00 pm - 10:30 pm
€25,00
Produzione MARCHE TEATRO, Teatro Al Massimo di Palermo, Teatro di Roma
L’iniziativa si inserisce nel programma del Centenario Camilleri promosso dal Fondo Andrea Camilleri con il Comitato Nazionale Camilleri 100
IL BIRRAIO DI PRESTON
tratto dal romanzo di Andrea Camilleri
pubblicato da Sellerio editore
riduzione teatrale di Andrea Camilleri – Giuseppe Dipasquale
regia di Giuseppe Dipasquale – scene Antonio Fiorentino
costumi ripresi da Stefania Cempini e Fabrizio Buttiglieri da un’idea di Gemma Spina
con Edoardo Siravo, Federica De Benedittis, Mimmo Mignemi
e con, in o.a. Gabriella Casali, Pietro Casano, Luciano Fioretto, Federica Gurrieri,
Paolo La Bruna, Zelia Pelacani Catalano, Valerio Santi, Vincenzo Volo
Ci troviamo in un piccolo paese siciliano, che nella topografia camilleriana è il solito Vigàta, durante la seconda metà dell’Ottocento. L’occasione è data dal fatto che è necessario inaugurare il nuovo teatro civico “Re d’Italia”. Il Prefetto di Montelusa, paese distante qualche chilometro, ma odiato dagli abitanti di Vigàta perché più importante e perché sede della Prefettura, si intestardisce nel voler inaugurare la stagione lirica con un’opera di Ricci. Nessuno vuole la rappresentazione di quel lavoro, realmente scadente. Il Prefetto obbliga a dimettersi ben due consigli di amministrazione del teatro pur di far passare quella che lui considera una doverosa educazione dei vigatesi all’Arte, per seguirli paternamente nei primi passi verso il Sublime. Si arriva quasi a una guerra civile tra le due fazioni: da un lato i vigatesi che, con quel naturale e tipicamente siciliano senso di insofferenza verso tutto quello che sappia di “forestiero” (e il prefetto Bortuzzi lo è!), decidono di boicottare l’ordine prefettizio; e dall’altra il Prefetto Bortuzzi con Don Memè Ferraguto, al secolo Emanuele, cinquantino, sicco di giusto peso, noto uomo d’onore del luogo, sempre alleato al potere per atavica e pura convenienza. Da ciò si diparte una storia divertentissima e al tempo stesso tragica, che culmina nell’incendio del teatro.
La vicenda narrata è una vicenda esemplare per raccontare oggi la Sicilia. L’eterna vacuità dell’azione siciliana, che spesso si traduce in un esasperato dispendio di energie per la futilità di un movente, è la metafora più evidente del testo. In un esempio sublime e divertito di narrazione dei caratteri, la Sicilia, il suo mondo, i suoi personaggi vengono ammantati, attraverso la lingua camilleriana, da una luce solare, vivida di colori e ricca di sfumature.


