Itinerario storico tra forti, rifugi e batterie

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Rifugi, forti e batterie: il sistema difensivo del Golfo di Lerici

In occasione della riqualificazione della Galleria ex ricovero antiaereo di San Terenzo, che collega la Spiaggia della Marinella con Via Garibaldi, proponiamo un itinerario tra batterie militari, forti e rifugi, siti di grande valore storico – architettonico edificati per scopi difensivi, nel comune di Lerici e nei territori limitrofi. Tutti conosciamo i castelli di Lerici e San Terenzo, ma in questo contesto vi accompagneremo alla scoperta di alcune strutture militari più recenti, benché altrettanto affascinanti, tra le più significative all’interno del complesso sistema difensivo del Golfo spezzino.

Riscoprire insieme questi siti sarà un’occasione per “osservare” da un nuovo punto di vista luoghi forse meno celebri, testimoni silenziosi di un quotidiano vissuto all’ombra dei grandi eventi bellici. Sarà un suggestivo viaggio alla scoperta delle architetture militari del Lericino, in un percorso ideale che unisce la storia difensiva del Golfo dei Poeti a panorami mozzafiato.

Alla scoperta della storia difensiva del Golfo dei Poeti

Un viaggio tra fortificazioni, batterie costiere e rifugi antiaerei per riscoprire le testimonianze di un passato che ha profondamente segnato il territorio del Golfo dei Poeti.

Un itinerario tra architetture militari, paesaggi suggestivi e luoghi della memoria, alla scoperta di un patrimonio storico spesso poco conosciuto, ma di grande valore culturale e identitario.

I ricoveri antiaerei

Durante i due conflitti mondiali, la città della Spezia fu una delle più bombardate d’Europa, in quanto sede della piazzaforte marittima di prima classe, dell’Arsenale della Regia Marina e di numerose pertinenze militari, cantieristiche, industriali, strategiche per l’andamento bellico. Nel 1942, pertanto, iniziò la costruzione di gallerie-rifugio sotterranee destinate a proteggere la popolazione civile dai bombardamenti: oltre 150 ricoveri in galleria furono scavati da Portovenere a Lerici, molti dei quali mai terminati per mancanza di materiali e di fondi. Alla data del 30 giugno 1944, invece, la galleria “della Marinella” a San Terenzo risultava completata. Lunga circa 110 metri e progettata per ospitare fino a 1.500 persone, è stata recentemente riqualificata e destinata al transito pedonale. Non era l’unico rifugio presente sul territorio: il più grande e imponente, progettato per ospitare fino a 6.500 persone ma mai completato, è quello che oggi, senza dubbio, percorriamo più spesso: la galleria “degli Scoglietti”, percorsa oggi dalla carrozzabile di collegamento tra Muggiano e San Terenzo.

Altrettanto conosciuta e molto frequentata è la galleria di collegamento tra Calata Mazzini e le spiaggette di San Giorgio, a Lerici: qui troviamo trova l’ascensore che conduce ai piedi del castello. Destinato ad ospitare 2.500 persone, questo ricovero fu completato al 75%: tuttora, infatti, presenta tratti di roccia viva nel tratto finale.

Sempre a Lerici, la Galleria “Padula” avrebbe dovuto contenere 2.100 persone e fu realizzata su progetto dell’Ing. Franco Oliva, cui si deve anche il progetto del Palazzo Civico. Riqualificata nel 2019, congiunge due importanti arterie del centro storico, Via Gerini e Via Cavour. Benché non terminata, è la galleria in cui, tuttora, si possono riconoscere maggiormente gli elementi caratteristici dei ricoveri bellici, come il camino di areazione centrale e l’ingresso a baionetta (lato via Cavour), da cui si accede al camerone centrale destinato ad ospitare i rifugiati. La Galleria “Padula” è stata valorizzata come bene storico-architettonico e luogo della memoria collettiva, grazie all’installazione di pannelli che illustrano la storia, le tecniche costruttive e molte curiosità sui ricoveri antiaerei e sulla vita nei rifugi, così numerosi nel golfo spezzino.

Forti e batterie nei dintorni di San Terenzo

Il territorio di Lerici, da sempre strategico per il controllo sui mari, come dimostrano i due castelli che presidiano le estremità del suo golfo, nel corso dei secoli fu interessato da diversi interventi di potenziamento del sistema difensivo. Significativi furono quelli ad opera della Repubblica di Genova tra il XVI e il XVII secolo – che interessarono i castelli di Lerici e San Terenzo – e negli anni ’90 del Settecento, su progetto dell’ingegnere Giacomo Brusco che progettò, nel 1794, anche la Batteria di Maralunga. Costituita da una struttura seminascosta difficilmente individuabile dal mare, era destinata a coprire la parte del golfo di fronte alla Palmaria e al Tino, fino al largo della costa. Venne eretta sull’omonimo promontorio dove sorgeva, dal XVI secolo, il Convento del Padri Agostiniani e la chiesa dedicata alla Madonna di Maralunga, in cui era custodita una preziosa icona lignea della Vergine, che la tradizione vuole miracolosamente rivenuta nel 1480 su questa scogliera. La tavola è tuttora visibile presso il Santuario ad essa dedicato, all’interno della Chiesa Parrocchiale di San Francesco, mentre la batteria e il convento, purtroppo, alla fine del XIX secolo hanno lasciato il posto a una batteria costiera della Marina Militare. Il periodo postunitario, tuttavia, fu il più prolifico in termini di rinnovamento e potenziamento dell’apparato difensivo costiero, destinato a proteggere la piazzaforte marittima, l’Arsenale della Regia Marina e le sue pertinenze. La realizzazione della piazzaforte e la costruzione dell’Arsenale, inaugurato nel 1869, condizionarono profondamente la trasformazione urbanistica di tutto il tratto costiero e collinare del golfo spezzino, con sostanziali ripercussioni sul contesto paesaggistico, demografico, sociale ed economico di tutta la zona. Lerici non fu indenne da questa trasformazione. La stessa diga foranea (lunga circa 2.300 metri) realizzata inizialmente in forma subacquea negli anni ’70 dell’Ottocento ed in seguito alzata per agire anche da frangiflutti, fu ideata per restringere l’accesso al golfo a due soli varchi facilmente coperti dal fuoco delle batterie: quello di Santa Maria largo 400m, lato Porto Venere, e quello di Santa Teresa 300m, lato Lerici. Allo scopo di proteggere il varco orientale di ingresso al golfo della Spezia, proprio nei pressi di San Terenzo e Pozzuolo, furono costruite, a poca distanza tra loro, le batterie di Falconara, Santa Teresa Alta, Santa Teresa Bassa, Punta Santa Teresa e Pianelloni, che incrociavano il tiro con le artiglierie collocate sul tratto di costa opposto.

Per scoprire le storia di queste fortificazioni militari ottocentesche, proponiamo un itinerario a piedi che inizia proprio da San Terenzo. In Piazza Brusacà troviamo “salita Falconara” (sentiero CAI 413 – 600mt – 20 minuti circa di agevole salita) che conduce all’omonimo promontorio dove, immersi nella vegetazione più tipica della macchia mediterranea, non si può restare indifferenti di fronte alla distesa del mare a perdita d’occhio, con una vista che spazia da Lerici alle isole Tino e Palmaria, fino a Porto Venere e La Spezia. Un centro sportivo e un percorso ad anello – adatto per piacevoli passeggiate (anche con i nostri amici a 4 zampe!) – hanno preso il posto della Batteria di Falconara (1877 – 90 mt c. sul livello del mare) tristemente famosa per l’esplosione che la distrusse nel settembre del 1922, causando centinaia di vittime e la distruzione delle abitazioni di Pozzuolo e San Terenzo. Al termine della Prima Guerra Mondiale, l’edificio militare fu utilizzato come deposito di ingenti quantità di polveri e munizioni: questa scelta ne decretò la tragica fine. In occasione del centenario, il Parco è stato riqualificato e valorizzato con un percorso tematico-didattico realizzato in collaborazione con la Pro Loco del Golfo APS: pannelli illustrativi bilingue permettono di riscoprire la storia della Batteria di Falconara e del complesso sistema fortificato ottocentesco del golfo spezzino.

La nostra prossima tappa è la baia di Santa Teresa, fulcro di un progetto ambientale e di ricerca denominato Smart Bay Santa Teresa: qui troviamo una Scuola di Mare e lo stabulatore della Cooperativa Mitilicoltori Spezzini, in cui si svolge l’intero ciclo di depurazione e confezionamento del muscolo spezzino . Per arrivare a Santa Teresa, possiamo percorrere semplicemente la strada carrabile (circa 1,5 km – 20 minuti a piedi) o scegliere, in alternativa, un percorso più breve e suggestivo imboccando il sentiero CAI452 (poco oltre Falconara, sulla sinistra) che scende, tra campi terrazzati, fino alla Baia Blu. Percorsa la Baia Blu fino all’estremo opposto e superato lo stabilimento balneare, troveremo una stretta scalinata che conduce, tenendo sempre la sinistra, al promontorio di Santa Teresa. Per la sua posizione strategica, la piccola baia ospitò una prima batteria progettata nel corso del Seicento dalla Repubblica di Genova e realizzata nel Settecento: generalmente chiamata Batteria Bassa, è oggi parzialmente ristrutturata e ospita la Scuola di Mare, che promuove attività, sia sportive che di studio, orientate alla sensibilizzazione verso la bellezza e la fragilità dell’ecosistema marino. Nell’Ottocento, le funzioni difensive e di controllo della Batteria Bassa vennero potenziate dalla costruzione della Batteria Alta (1877-79, 50 metri s.l.m., struttura attualmente utilizzata dall’ENEA) e dalla Batteria Punta Santa Teresa, nell’estrema punta della lingua di terra che si protende verso la diga foranea, estremo punto di controllo sul varco di levante, costruita allo scopo di mettere in opera ostruzioni mobili galleggianti. Negli anni ’20 del Novecento il sito venne riutilizzato per una ulteriore nuova installazione, denominata Batteria Querini, con l’obiettivo dell’interdizione aeronavale, a supporto della batteria sottostante.

Lasciata Santa Teresa, percorrendo la strada carrozzabile, possiamo raggiungere un altro punto di notevole interesse storico e panoramico: la Batteria Pianelloni, cardine della difesa interna del golfo spezzino (a piedi, 1,5 km, circa 20 minuti). La struttura, regolare e curata nelle rifiniture anche estetiche, fu realizzata intorno al 1880. Non essendo utilizzabile per la contraerea, non venne presa di mira durante la Seconda Guerra Mondiale e pertanto presenta una struttura architettonica ancora in buone condizioni. Dismesso nel Secondo Dopoguerra, l’intero complesso non è ancora fruibile al pubblico – se non in particolari occasioni – perché in attesa di interventi strutturali per la messa in sicurezza e la valorizzazione.

I forti a difesa degli attacchi da terra

Cambiamo versante e lasciamo le batterie costiere per raggiungere tappe più “collinari”, che ci permetteranno di scoprire nuovi straordinari panorami e strutture militari progettate anche per la difesa da attacchi provenienti da terra.

Forte di Canarbino (Comune di Arcola) 1882-1887

Circa 280 mt sul livello del mare.

Lasciando i Piannelloni possiamo raggiungere il forte di Canarbino anche a piedi, con un percorso piacevole non impegnativo, sebbene abbastanza lungo e, a tratti, in salita (circa 4km, 1 ora e 30 min.). Da Via Pianelloni, una scalinata sulla sinistra conduce in prossimità del “Bar Pozzuolo”; da qui si prosegue superando la chiesina di San Giovanni fino a località Tre Strade. Ci troviamo ancora sul sentiero CAI413 e continuiamo a seguirlo imboccando una salita sulla destra, fino a località Pin Bon: da qui è sufficiente seguire la carrozzabile, per circa 3 km, fino al Forte di Canarbino. Questa strada, che coincide con un tratto dell’Alta Via del Golfo (AVG), è stata costruita proprio per raggiungere il forte: poco battuta e molto panoramica, termina proprio in prossimità della struttura, sulla sommità della collina. Per chi preferisce l’auto, il Forte di Canarbino si raggiunge in circa 15 minuti (poco più di 6 km), passando da Tre Strade, Pitelli e località Pin Bon. Protetto da un fossato ”asciutto”, ospita al suo interno un centro di tiro dinamico sportivo.

Forte Rocchetta e il Parco letterario P.B. Shelley

Il Forte Rocchetta (1880, 400 mt circa s.l.m.) è una struttura militare tuttora funzionante, pertanto non è aperta al pubblico, ma questa escursione è davvero imperdibile per il contesto paesaggistico e panoramico in cui il forte si trova. Raggiunta la Chiesa della Madonna della Misericordia alla Rocchetta (da Pozzuolo 9km, circa 18 minuti in auto –parcheggio davanti alla Chiesa) si prosegue lungo il sentiero CAI 411 fino alla cosiddetta “pietraia”, ampio pianoro roccioso, frutto delle attività estrattive e degli scarti di lavorazione per la costruzione dell’adiacente fortificazione. Ricca di profumate essenze della macchia mediterranea, lambita da una lecceta secolare e affacciata sul profondo blu del mare, con vista sulle isole Palmaria, Tino e Tinetto, la Pietraia è oggi il fulcro Parco Letterario intitolato a Percy B. Shelley. Vi si possono ammirare le installazioni artistiche realizzate da Marco Nereo Rotelli: libri in marmo su cui sono riportati i versi del celebre poeta romantico che trascorse a San Terenzo gli ultimi mesi della sua vita, nel 1822. Siamo a circa 400 mt di altitudine e il forte eretto su questa collina aveva l’obiettivo di vigilare non soltanto sul golfo, ma anche sulla bassa valle del fiume Magra: salendo lungo il sentiero, infatti, possiamo ammirare tuta la costa da Bocca di Magra alla Versilia, incorniciata dallo splendido profilo delle Alpi Apuane. I sentieri che si possono percorrere sul Monte Rocchetta sono numerosi e tutti straordinariamente panoramici, ma a completamento del nostro sintetico itinerario tra i siti della memoria bellica e militare, suggeriamo di raggiungere uno dei luoghi più significativi e iconici della più recente storia lericina: Villa Volpara, detta “il Fodo”. Di origine seicentesca, la Villa svolse un ruolo fondamentale durante la Seconda Guerra Mondiale, divenendo sede di una stamperia clandestina che lavorò costantemente per oltre nove mesi, dal novembre del ‘43 fino a settembre ‘44. La stamperia fu collocata all’interno di una cisterna sotterranea nell’aia della villa, in modo tale che non se ne sentisse il rumore durante il funzionamento. Qui i Partigiani stamparono clandestinamente migliaia di volantini antifascisti e di giornali poi diffusi in tutta la provincia. (CAI 411-426 – tappa del circuito del Parco Letterario).

Batteria Valdilocchi (Comune della Spezia)

Spostandoci nel Comune della Spezia, possiamo scoprire numerosi altri siti di grande interesse, dal panoramico Parco delle Mura alla Galleria Quintino Sella, ulteriore esempio di rifugio antiaereo riqualificato, ubicato in pieno centro cittadino (Via del Prione). In questa sede, tuttavia, ci limitiamo a suggerire un sito molto vicino a Lerici, che permetterà di completare il nostro itinerario alla scoperta della cintura difensiva ottocentesca a protezione del lato orientale del golfo spezzino: batteria Valdilocchi, in prossimità di località Pagliari, dista meno di 8km da San Terenzo. La posizione dominante permetteva di controllare gli accessi orientali della piana di Migliarina, Val di Magra e Val di Vara, incrociando il fuoco con altre batterie vicine. Lasciata l’auto in un posteggio pubblico nei pressi del Campo sportivo Cimma (centro sportivo Gandolfo) una breve passeggiata a piedi su strada bianca (circa 800 metri) ci condurrà alla batteria, da cui si può godere di una splendida vista sul golfo. Per visitare la batteria, potete seguire il profilo Fb della Pro Loco del Golfo APS, che organizza visite guidate al suo interno.