mercoledì 12 novembre
IL BIRRAIO DI PRESTON
Tratto dal romanzo di Andrea Camilleri – Sellerio Editore
Ci troviamo in un piccolo paese siciliano, che nella topografia camilleriana è il solito Vigàta, durante la seconda metà dell’Ottocento. L’occasione è data dal fatto che è necessario inaugurare il nuovo teatro civico “Re d’Italia”. Il Prefetto di Montelusa, paese distante qualche chilometro, ma odiato dagli abitanti di Vigàta perché più importante e perché sede della Prefettura, si intestardisce nel voler inaugurare la stagione lirica con un’opera di Ricci. Nessuno vuole la rappresentazione di quel lavoro, realmente scadente. Il Prefetto obbliga a dimettersi ben due consigli di amministrazione del teatro pur di far passare quella che lui considera una doverosa educazione dei vigatesi all’Arte, per seguirli paternamente nei primi passi verso il Sublime. Si arriva quasi a una guerra civile tra le due fazioni: da un lato i vigatesi che, con quel naturale e tipicamente siciliano senso di insofferenza verso tutto quello che sappia di “forestiero” (e il prefetto Bortuzzi lo è!), decidono di boicottare l’ordine prefettizio; e dall’altra il Prefetto Bortuzzi con Don Memè Ferraguto, al secolo Emanuele, cinquantino, sicco di giusto peso, noto uomo d’onore del luogo, sempre alleato al potere per atavica e pura convenienza. Da ciò si diparte una storia divertentissima e al tempo stesso tragica, che culmina nell’incendio del teatro. La vicenda narrata è una vicenda esemplare per raccontare oggi la Sicilia. L’eterna vacuità dell’azione siciliana, che spesso si traduce in un esasperato dispendio di energie per la futilità di un movente, è la metafora più evidente del testo. In un esempio sublime e divertito di narrazione dei caratteri, la Sicilia, il suo mondo, i suoi personaggi vengono ammantati, attraverso la lingua camilleriana, da una luce solare, vivida di colori e ricca di sfumature.

Riduzione teatrale di Andrea Camilleri – Giuseppe Dipasquale
Regia di Giuseppe Dipasquale – Scene Antonio Fiorentino
Costumi ripresi da Stefania Cempini e Fabrizio Buttiglieri da un’idea di Gemma Spina
con Edoardo Siravo, Federica De Benedittis, Mimmo Mignemi e con, in o.a., Gabriella Casali, Pietro Casano, Luciano Fioretto, Federica Gurrieri, Paolo La Bruna, Zelia Pelacani Catalano, Valerio Santi, Vincenzo Volo
Produzione MARCHE TEATRO, Teatro Al Massimo di Palermo, Teatro di Roma
L’iniziativa si inserisce nel programma del Centenario Camilleri promosso dal Fondo Andrea Camilleri con il Comitato Nazionale Camilleri 100
venerdì 16 gennaio
OFFRO IO
Di e con Antonella Questa
Matilde ha 60 anni e lavora come portinaia di uno stabile signorile in centro città. Durante tutta la sua vita si è occupata degli altri, in famiglia come sul lavoro. Si è presa cura dei genitori anziani, ma anche della signora al quarto piano che ha bisogno di qualcuno che dia acqua alle piante mentre è in vacanza, dell’avvocato al terzo che ama cantare in ascensore, o ancora, del signore del quinto piano che soffre di gotta e spera sempre che suo figlio venga finalmente a stare nell’appartamento accanto. Una vita modesta, economicamente limitata, con sogni rimasti tali per mancanza di liquidità, con bisogni dilazionati come le rate per il cellulare, una vita che però un giorno improvvisamente cambia grazie a un gratta e vinci. Cosa succede quando da povero si diventa improvvisamente molto ricco, quando le banche, che non volevano accordarti un prestito, ti spalancano le porte di salette esclusive in cui spiegarti come investire la tua fortuna e pagare meno tasse possibile, quando il cellulare non solo potresti comprarlo in un’unica rata, ma addirittura potresti rilevare il negozio?
Cosa puoi fare quando puoi comprare tutto quello che vuoi?
E una volta che hai comprato tutto, tutto, tutto?
Cosa puoi offrire?

Coreografie Valentina Dal Mas
grafica Francesca Protopapa
Produzione LAQ PROD col sostegno di Produzioni Timide in collaborazione con Fondazione Armunia e La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale
Distribuzione Ida Farris
martedì 24 febbraio
DON GIOVANNI
Da Molière, Da Ponte, Mozart
Adattamento e regia di Arturo Cirillo
Arturo Cirillo dirige e interpreta un nuovo adattamento della storia immortale di Don Giovanni. Una corsa verso la morte, una danza disperata, ma vitalissima, sull’orlo del precipizio, una sfida al destino, che riesce a far convivere la comicità paradossale e ossessiva di Molière con la poesia e la leggerezza di Da Ponte. Una miscellanea possibile solo grazie alla sfaccettata personalità dell’iconico seduttore: lui che non vuole, o non può, fare a meno di giocare, recitare, sedurre, senza fine, ogni volta da capo, fino a morirne. Lo Spazio ideato per questo Don Giovanni vuole, innanzitutto, raccontare un luogo di passaggio, una linea di delimitazione tra concreto e sospensione, tra reale e magico. Queste due differenti condizioni sono apparentemente distanti e separate da un muro “pulsante”, labirintico e ossessivo che ne vuole alimentare la perdizione, lo sconcerto e lo smarrimento. Un’architettura fatta di antri, pertugi e nascondimenti che si svelano nelle nebbie crepuscolari di lastre e scalinate marmoree e monumentali ma, al tempo stesso, lugubri e funeree, un “interregno in cui si verificano i fenomeni morbosi più svariati.” L’atmosfera scenografica vuole, infatti, vagamente raccontare i complessi cimiteriali, popolati di sculture, lapidi, cappelle e sepolcri senza però descrivere naturalisticamente i luoghi, bensì l’inquietudine. Un’atmosfera livida che s’ispira ai pittori simbolisti come Arnold Böcklin o ai romantici tedeschi come Caspar David Friedrich. Due sculture, di spalle, “amoreggiano” guardando il loro destino oltre i cipressi. La natura tecnica ed estetica della scena è lirica, barocca, e gli attori, muovendosi dentro, vengono inghiottiti, trascinati e nuovamente rigettati in un groviglio emotivo e ritmico oscuro, distorto.

Con Arturo Cirillo, Giacomo Vigentini, Giulia Trippetta, Irene Ciani, Francesco Petruzzelli, Rosario Giglio
scene Dario Gessati, costumi Gianluca Falaschi, luci Paolo Manti, musiche Mario Autore, assistente alla regia Mario Scandale, regista assistente Roberto Capasso, assistente scenografo Stefano Pes, costumista collaboratrice Anna Missaglia, musiche registrate Orchestra Topica: Davide d’Aló clarinetto, Roberto Dogustan chitarra sette corde, Gibbone pandeiro, Francesca Diletta Iavarone flauto traverso, Davide Maria Viola violoncello, Joe Zerbib trombone, foto di scena Tommaso Le Pera, direttore di scena Paolo Manti, capo macchinista Andrea Zenoni, datore luci Giammatteo Di Carlo, fonico Giovanni Grasso, sarta Michela Ruggieri, amministratrice di compagnia Serena Martarelli
Produzione: MARCHE TEATRO, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
venerdì 6 marzo
LA TIGRE
di Ramon Madaula
Lui, un rinomato specialista dello sviluppo personale, è lì per un servizio fotografico destinato al supplemento domenicale di una importante rivista: un riconoscimento al quale tiene tantissimo. Lei è l’importante fotografa che dovrà immortalarlo.
La Tigre, ovvero… il confronto tra una donna di sostanza e un uomo di fumo. Si potrebbe dire tra il “pratico” e “l’ideale”. L’idea di uno spazio scenico fatto di due corpi, raccontato da sole luci. L’essenza del teatro fatto di energia e ritmo. Ciò che non si vede si immagina. In questo caso, il testo suggerisce un tappeto, uno sgabello e una macchina fotografica. Se ci saranno effetti speciali dipenderà dall’energia dei corpi. Una bella sfida. Il tema è tutto ciò che ruota intorno alla ricerca della felicità. Lui vorrebbe essere un guru. Lei è una fotografa professionista. Lui parla di come rendere meravigliosa la vita degli altri. Lei cerca di catturare la realtà della vita fotografando gli altri. Lui vorrebbe apparire. Lei vuole renderlo, a ragion veduta, esattamente com’è. Lui non pensa di essere in crisi. Lei sa benissimo di essere in crisi. Una cosa, però, li accomuna: Lui non è quello che crede di essere… e Lei non è affatto chi dice di essere. La Tigre del titolo (ci informa l’autore) “è la paura che tutti abbiamo e che, impossibile da nascondere, va solo accettata e gestita come meglio si può”. In pratica, la condizione nella quale, più o meno, ognuno di noi attualmente si trova. Cosa puoi offrire?

Versione italiana di Pino Tierno
regia Alessandro Benvenuti
con Alessandro Benvenuti e Marina Massironi
Produzione Attori & Tecnici
Produzione Attori&Tecnici
martedì 31 marzo
IL MALE OSCURO
di Giuseppe Berto
Il male oscuro di Giuseppe Berto è considerato un caposaldo della letteratura italiana, un successo editoriale che nel giro di una settimana si aggiudicò i premi letterari Viareggio e Campiello. Eppure il romanzo fu rifiutato da più di un editore prima che Rizzoli lo pubblicasse nel 1964. L’onda lunga del successo non si è mai spenta, tanto che gli editori continuano a ristamparlo
in nuove edizioni, mentre nel 1990 Mario Monicelli ne ha tratto un film, pluripremiato, affidando il ruolo del protagonista a Giancarlo Giannini. I teatri stabili di Palermo, di Catania e delle Marche ne propongono oggi un adattamento scenico curato e diretto dal regista Giuseppe Dipasquale e interpretato da Alessio Vassallo.
Il male oscuro, che narra la vicenda autobiografica di uno scrittore in crisi, segnato dai sensi di colpa per la morte del padre, colpisce per la sua attualità, per l’analisi accurata di un malessere profondo, nel quale oggi si riconoscono molti di noi. Bepi, l’io narrante del romanzo, è uno scrittore che ha la sensazione di non riuscire a governare la propria vita. Sospinto dagli eventi, dall’incapacità di superare il trauma della morte del padre, di relazionarsi autenticamente con i familiari, la moglie, l’amante, sprofonda nel baratro della depressione. Decide quindi di affidarsi alla psicanalisi per comprendere le ragioni profonde del suo malessere. L’inettitudine del protagonista, molto simile a quella dell’antieroe sveviano de La coscienza di Zeno, cui Berto ha dichiarato di essersi ispirato, produce paradossalmente situazioni tragicomiche, attimi di straniamento che tuttavia aiutano a comprendere la complessità di una condizione esistenziale tipicamente contemporanea, di un io diviso tra senso del dovere e desideri frustrati.

Riduzione per il teatro e regia Giuseppe Dipasquale
scene Antonio Fiorentino, costumi Dora Argento, musiche Germano Mazzocchetti
con Alessio Vassallo, Ninni Bruschetta e (in o.a.) Cesare Biondolillo, Lucia Fossi, Luca Iacono, Viviana Lombardo, Consuelo Lupo, Ginevra Pisani
direttrice di scena Francesca Longoni, coordinatore dei servizi tecnici Giuseppe Baiamonte, fonico Mauro Fontana, primo macchinista Mario Ignoffo, macchinista Giuseppe Macaluso, elettricista Marco Santoro, sarta Adriana Cottone, scene e attrezzeria realizzati con la collaborazione delle allieve dell’Accademia di Belle Arti di Palermo: Sofia Fragiglio, Marzia Francolino, Maria Gaziano, amministratore di compagnia Andrea Sofia
Produzione Teatro Biondo Palermo / Teatro Stabile di Catania / MARCHE TEATRO
giovedì 9 aprile
A SPASSO CON DAISY
La bravissima Milena Vutokic dà vita all’anziana Daisy in una storia delicata e divertente, capace di raccontare con umorismo un tema complesso come quello del razzismo nell’America del dopoguerra. Daisy, anziana maestra in pensione, è una ricca signora ebrea che vuole apparire povera, dal piglio forte: ironica, diretta, scontrosa, capricciosa e avara.
È vitale e indipendente nonostante l’età ed è assolutamente mal disposta verso la decisione presa dal figlio Boolie di assumere un autista. Daisy non vuole in casa qualcuno che tocchi le sue cose, che la privi del gusto di guidare, che la faccia vedere in giro accompagnata da uno chauffeur, come una donna ricca. Per fortuna Hoke, l’autista di colore affezionato e analfabeta, è paziente e capace di sopportare tutte le stranezze di Daisy e rimanere dignitosamente in disparte.
Giorno dopo giorno, la diffidenza iniziale lascia il posto a un rapporto fatto di battibecchi e battute pungenti, che cela in realtà un affetto profondo. In fondo “A Spasso con Daisy” non
è che questo: la storia di un’amicizia profonda nata nonostante i pregiudizi e le classi sociali. Emozionarsi non è mai stato così divertente

Con Milena Vukotic, Salvatore Marino e Maximilian Nisi
di Alfred Uhry
adattamento di Mario Scaletta
regia Guglielmo Ferro
Produzione Mente Comica
Per tutti gli spettacoli di prosa:
Posto unico numerato
intero € 25,00
ridotto (under 26, over 65) € 23,00.
Da martedì 4 novembre 2025 sarà possibile acquistare i singoli biglietti per tutti gli spettacoli della stagione nelle seguenti modalità:
– prenotando al numero 3382276472
– attraverso il portale VivaTicket
– pressso la biglietteria del Teatro Impavidi di Sarzana aperta nei seguenti giorni e orari: lunedì, martedì, mercoledì, venerdì, sabato 9:30 – 13 / giovedì 9:30 – 13 e 16 – 19
I biglietti prenotati dovranno essere ritirati entro un’ora dall’inizio dell’evento, altrimenti la prenotazione sarà annullata.
Si può prenotare per un massimo di quattro persone e i biglietti dovranno essere ritirati almeno tre giorni prima dello spettacolo, altrimenti saranno considerati nulli. La biglietteria del Teatro Astoria nei giorni di spettacolo è aperta dalle ore 18.