Roberto Bocchi in mostra al FourteenArt Tellaro

Nell’ambito della rassegna DIECI ideata da Guido Ferrari
L’ETERNO E’ ORA
DI ROBERTO BOCCHI
Dal 3 al 26 luglio 2026
OPENING sabato 3 luglio dalle ore 19
L’eterno è ora Non è raro che l’arte raggiunga lo spirituale, in alcuni casi ci permetta di guardare agli eterni, e di sentirci così, per quanto scossi, in pace con noi stessi. Per i greci la verità era lo svelamento dal léthe, ovvero il tirar fuori ciò che è nascosto. Per Heidegger è una luce che sorge dall’oscurità illuminando le cose, ma ancor prima aprendo uno spazio, una via, che non rappresentando alcun ente, è di fatto l’essere di ogni ente. Consapevoli che nulla è per sempre, abbiamo coscienza che nel mutamento è espressa l’eternità. E allora se pensiamo alla trasformazione che, circa duecento milioni di anni fa, ha generato il marmo, grazie a un processo metamorfico di rocce sedimentarie come il calcare o la dolomia, abbiamo contezza di come l’eterno sia nel divenire. Quel divenire che fa sì che da una montagna si estragga un blocco di roccia, nel caso la purezza del bianco assoluto del marmo di Thassos, e poi ancora si taglino fogli, per poi trasformarsi, nelle mani di un artista, fino a diventare opera. Per Rocchi il marmo, ridotto a foglio, assume il sapore del tessuto in cui, grazie all’uso sapiente della luce, crea la sua tavolozza di colori, dando così contemporaneità a quell’essere, fatto di luce che, ancora una volta, nel divenire, ci conduce all’eterno. L’opera L’eterno è ora scelta per questa mostra come espressione della ricerca dell’artista, in cui lo scultore toscano intreccia abilmente marmo, led e bronzo, arde dell’anima del suo essere, la luce, dissolvendosi davanti alla pietra, ci rammenta l’illusione del vivere e il monito, a cui ci richiama Emanuele Severino, che “solo la pura luce dell’essere è eternamente”. Platone sosteneva che i poeti spesso mentono. Forse l’artista è tra i poeti che mente per eccellenza, nascondendoci la verità, ma è quel mentire, secondo Nietzsche, che ci ripara dalla verità che è bruttale; che quindi è la menzogna dell’arte, che ci permette di non perire. Rocchi realizza un’opera manufatto che è un’espressione frutto di una progettualità complessa in cui si manifesta il presente in una dimensione che, grazie all’ arte, crea una relazione tra uomo (essere appunto) e società, senza alcuna pre codificazione, così da stupirci fin dal primo sguardo. Un’idea quella dell’artista, piantata solidamente in un percorso scientifico che, anche nell’incontro con generazioni di giovani, dato dall’insegnamento accademico, ha trovato nella contemporaneità il rinnovarsi della tradizione plastica di Carrara dove ha scelto di vivere e insegnare all’ombra delle montagne scavate in cave, senza rinunciare all’intenzione che racchiude l’arte che, come sostiene Rick Rubin, è una connessione profonda tra l’artista e il pubblico. L’auspicio è quindi quello che, osservando l’opera, ci si possa connettere con l’eterno che, in divenire, è ora.
Paolo Asti Curatore Opera di Roberto Rocchi al Fouteenartellaro dal 3 al 26 luglio 2026