Lerici – Chiesa di San Francesco
La Chiesa di San Francesco, aperta al pubblico nel 1636, ma consacrata ufficialmente nel 1689, è stata costruita negli anni trenta del Seicento, in sostituzione di una chiesa più piccola, trecentesca, eretta in una zona di aperta campagna, lontano dal mare e dal borgo medievale. Al primo edificio è attribuita la colonna tuttora visibile nel sagrato dell’odierna parrocchiale. L’edificio odierno, che nel XVII secolo si trovava lungo il tracciato della nuova strada Lerici-Sarzana, presenta una sola navata, con diverse cappelle laterali, caratterizzate da un intenso uso di marmi policromi. Altari, colonnine, intarsi di chiaro gusto sei-settecentesco, incorniciano opere d’arte di grande pregio, che andremo a scoprire iniziando dalla nostra sinistra.
Sant’Agostino che esita tra il sangue di Cristo e il latte della Vergine, di Domenico Fiasella (metà XVII sec.) Incontriamo subito una delle opere più pregevoli, attribuita al Fiasella, detto il Sarzana. Secondo alcuni storici dell’arte, la tecnica pittorica utilizzata nella figura della Vergine, rimanderebbe al lericino Giovan Battista Casoni, che del Fiasella fu allievo e ne sposò la sorella. L’opera illustra un passo delle meditazioni di S. Agostino, indeciso a quale delle due fonti abbeverarsi, tema caro in epoca di Controriforma e in ambienti caratterizzati da una forte devozione agostiniana. Il dipinto, infatti, sembra provenire dall’antico convento dei frati agostiniani che si trovava sul promontorio di Maralunga. In basso è visibile lo stemma di Lerici.
Madonna con Bambino e i SS. Luigi, Antonio Abate, Antonio da Padova, Francesco e anime purganti, di autore ignoto (cerchia del Fiasella) (XVII sec.). Il dipinto è caratterizzato da una struttura piramidale: ben riconoscibili, in basso, le anime purganti fra le fiamme, mentre fra i Santi, si noti la presenza di San Luigi, re di Francia, terziario francescano.
Visitazione di Maria a Santa Elisabetta, di Giovanni Bernardo Carbone (XVII sec.)
L’opera, nonostante rappresenti un tema ligio alla tradizione, spicca non soltanto per la raffinatezza stilistica, ma anche per la profondità psicologica e la spontaneità dei personaggi, caratterizzati da accenti umani e naturalistici. L’ambientazione è intima e domestica, come sottolineato dal grazioso cagnolino che sembra cercare l’attenzione di Maria.
Santuario della Madonna di Maralunga, autore ignoto (sec. XV)
Oggetto di secolare devozione, questa pregevole tavoletta, secondo la tradizione, fu rinvenuta miracolosamente nella primavera del 1480 da tre pescatori, nei pressi della scogliera di Maralunga. L’iconografia è unica nel suo genere: due immagini della Madonna con il Bambino, incorniciate in una bifora e divise da un’esile colonnina sovrastata dalla Colomba dello Spirito Santo. La Vergine di destra è circondata dagli angeli; quella di sinistra tiene in mano una rosa, mentre il Bambino reca un cartiglio che recita “Madre mia, io son contento, purché lo peccator si penta”. Nel pressi del ritrovamento, fu fondato un convento di frati agostiniani, soppresso dal governo francese alla fine del 700. Nel corso dell’800 la preziosa icona fu definitivamente collocata nella Chiesa di San Francesco. Patrono di Lerici, la Madonna di Maralunga viene celebrata solennemente il 25 marzo.
Crocifisso ligneo (XV secolo)
Si tratta di una delle opere più antiche presenti nella Chiesa, sebbene sia stato più volte restaurato e ridipinto. Originariamente si pensava risalisse al Trecento, mentre oggi si tende a datarlo al Quattrocento. Senza dubbio era presente nell’edificio già in occasione della visita pastorale del 1584. Secondo alcune fonti, sarebbe appartenuto ad uno dei primi edifici di culto di Lerici, la Chiesa di Santa Marta, ubicata nel borgo antico, andata distrutta.
L’Assunzione della Vergine, di Jean Miel (1657)
Pittore fiammingo allievo di Guido Reni, Miel è un artista prestigioso, molto attivo a Roma, ove realizzò il dipinto nel 1657, come indica un’iscrizione riportata sull’opera stessa. Una committenza così prestigiosa, che ha interessato un artista attivo presso nella corte papale, è un fatto singolare per Lerici.  Sembra che l’opera sia stata acquistata e donata alla Chiesa dalla prestigiosa famiglia lericina dei Botti, che frequentava abitualmente Roma. Dapprima il dipinto fu collocato presso l’altare di famiglia, poi, nel corso dell’Ottocento, fu spostato nell’abside. Per adattarlo alla nuova collocazione, l’opera subì ridipinture da parte del sarzanese Camillo Pucci, soprattutto nella parte inferiore, dove compaiono figure dell’Antico Testamento, come Mosè e i re David e Salomone.
L’immacolata Concezione con i santi Bonaventura, Francesco e Chiara, di Giovanni Domenico Cappellino (1617) Il grande dipinto raffigura la Vergine che sale al cielo. In basso sono rappresentati i principali Santi del culto francescano, in adorazione di Maria, mentre nella parte alta compaiono gli angeli e il Santo Padre, benedicente. Sullo sfondo un paesaggio costiero, forse ispirato al golfo di Lerici. Firma del pittore e anno di realizzazione compaiono nel dipinto.
Statua di San Francesco e coro ligneo
L’abside della chiesa è caratterizzata da un coro ligneo risalente alla fine del 700, che presenta due ordini di stalli, uno superiore e uno inferiore. La grande statua di San Francesco, collocata sopra alla parte centrale del coro, realizzata in marmo bianco di Carrara, è settecentesca.
San Giovanni Battista, di Domenico Bocciardo (sec. XVIII)
Opera settecentesca che rappresenta San Giovanni nell’atto di battezzare un giovane immerso nel fiume. Anche questo dipinto, come altri presenti in San Francesco, è opera di un artista ligure (nato Finale nel 1686) e spicca per la vivacità cromatica e l’eleganza delle figure, sia nei visi che nelle movenze. Persino il Battista non si presenta nella tradizionale iconografia di uomo rude e severo, bensì indossando un manto rosso di gusto fiammingo.
La presentazione di Maria al Tempio, di Camillo Pucci (sec. XIX)
Opera che risente dell’influenza del purismo dei Nazareni, è stata realizzata dal sarzanese Camillo Pucci, figura di spicco della pittura ottocentesca ligure, che frequentò gli ambienti romani in cui si diffuse questo movimento pittorico romantico di origine tedesca.
Cappella del Rosario
All’esterno della cappella, un pulpito con marmi policromi, datato 1706, di probabile manifattura carrarese. All’interno della cappella, è collocata una vasca battesimale ottagonale, realizzata in marmo bianco, su cui compare la data 1448, in numeri romani: apparteneva alla prima chiesa o, più probabilmente, al vicino oratorio di San Bernardino. Troviamo quindi una tomba sovrastata da due eleganti figure allegoriche, di ispirazione michelangiolesca, che rappresentano il Tempo, riconoscibile dalla clessidra, e la Vita o la Verità, recante un sole (sec. XVII). Al centro la Madonna del Rosario, in legno dipinto e dorato (sec.XIX) , alla cui destra si noti la raffinata statua settecentesca di S.Anna.
Le Sante Lucia, Cecilia, Caterina, autore ignoto (sec. XVI)
Siamo qui di fronte ad una delle più raffinate opere conservate in San Francesco, di spiccato gusto rinascimentale. Ciascuna Santa tiene in mano, oltre la palma del martirio, il proprio simbolo iconografico: gli occhi per Santa Lucia, la ruota dentata per Santa Caterina e un organo per Santa Cecilia, protettrice dei musicisti. In basso, compare la piccola figura di un donatore, che suggerisce una committenza laica dell’opera. Il dipinto, dai colori vivaci, è probabilmente ascrivibile alla scuola toscana e risale al Cinquecento: apparteneva quindi alla chiesa originaria o potrebbe provenire dalla Chiesa di Maralunga.
La Madonna con Bambino e i Santi Erasmo, Leonardo, Nicola da Tolentino e Chiara da Montefalco, attribuito a Paolo Gerolamo Piola (fine sec. XVII – inizio XVIII)
Il dipinto è strettamente legato alla tradizione devozionale lericina, in particolar modo per la presenza di S. Erasmo, protettore della gente di mare, raffigurato in abiti vescovili. In basso è rappresentato il promontorio di Maralunga: ben visibile la chiesa e alcune imbarcazioni.
Madonna con Bambino e i Santi Bernardino e Francesco, di Domenico Fiasella (1659)
Caratterizzata da una rigida composizione geometrica e da una forte vivacità cromatica, la tela è considerata uno dei capolavori del Fiasella, eclettico pittore originario di Sarzana, ma formatosi a Roma, e molto attivo in territorio genovese, ma assai stimato anche oltre i confini liguri. Sul dipinto compaiono firma dell’autore e data di realizzazione. L’iconografia è strettamente legata alla devozione francescana: compaiono infatti San Francesco, umilmente genuflesso ai piedi di Maria, e San Bernardino, nell’atto di donare alla Vergine una tavoletta recante il proprio simbolo (il chrismon); accanto, le tre mitrie, simboleggiano i tre vescovadi che egli rifiutò. L’opera proviene dal limitrofo Oratorio di San Bernardino.
Deposizione con i Santi, pittore ignoto (sec. XVII)
La Vergine sostiene il Cristo seduto sul sepolcro. A destra compaiono la Maddalena e San Gerolamo, mentre a sinistra San Rocco, invocato contro le pestilenze.
Soffitto e Organo
Al termine della nostra visita, soffermiamoci ad osservare il prezioso organo a canne dell’Agati (1841).
Il soffitto è stato dipinto da Luigi Agretti nel 1932. Nei tre affreschi rettangolari, inseriti in cornici di stucco, sono riproposti i temi centrali della devozione lericina: al centro campeggia la Glorificazione di San Francesco, cui è intitolata la chiesa, ai lati il miracoloso ritrovamento della Madonna di Maralunga, con il Castello di Lerici sullo sfondo, e Sant’Erasmo che placa la tempesta. Il culto di S. Erasmo,  patrono della gente di mare, è molto sentito a Lerici: viene celebrato con una solenne ricorrenza il primo fine settimana di luglio.
Sacrestia (visitabile su richiesta)
Trittico marmoreo del Gar
Proveniente dall’Oratorio di San Bernardino, questo splendido bassorilievo in marmo bianco di Carrara è uno dei capolavori dello scultore di origine lorenese, trasferitosi a Carrara, Domenico Gar. Risale al 1529.  Rappresenta i Santi Francesco, con il crocifisso, Bernardino, recante il chrismon tondo e fiammeggiante, e Leonardo, con le manette e il libro. I Santi indossano il saio francescano legato in vita da una corda con i tre nodi che simboleggiano le tre virtù francescane: povertà, carità, obbedienza. Nella predella, sono rappresentati gli incappucciati della Confraternita di San Bernardino. Nella lunetta superiore, la Vergine con Bambino è affiancata dai Santi invocati contro le pestilenze: San Rocco e San Sebastiano.
Lerici – Oratorio di San Rocco
Risalente al XIII secolo, l’edificio era originariamente intitolato ai SS. Martino e Cristoforo. Nel 1524, dopo una terribile pestilenza, l’oratorio fu dedicato a San Rocco, protettore contro il morbo: nella lunetta sopra l’ingresso è presente una statua che lo raffigura. Il Santo francese, originario di Montpellier, pellegrino e taumaturgo, è qui rappresentato secondo l’iconografia tradizionale, con cappello a tesa larga e bastone da viaggio, nell’atto di mostrare una ferita sulla gamba cui avrebbe dato sollievo un miracoloso cagnolino. Ammalatosi egli stesso, Rocco ottenne da Dio il dono di intercedere per i malati di peste che avessero invocato il suo nome. Amico degli ultimi e degli infermi, è quindi protettore contro le pestilenze.
Sul campanile campeggiano alcune lapidi. La più antica, in caratteri gotici, risale al 1287 e ricorda la costruzione dell’edificio ad opera del Massaro Palmerino a onore di Dio e dei santi Martino e Cristoforo. Sopra, due iscrizioni ricordano interventi cinquecenteschi che hanno interessato la torre campanaria. Più in alto alcuni bassorilievi: due figure alate che sorreggono uno stemma recante il leccio, simbolo di Lerici, il tradizionale San Giorgio che trafigge il drago e la Vergine con il Bambino.
Nel 1649 vi fu istituita la Confraternita “Mortis et Orationis” che aveva per scopo il suffragio dei morti e  il conferimento di degna sepoltura ai cadaveri dei poveri, dei pellegrini, dei viaggiatori e degli annegati. L’interno presenta 5 altari:
Entrando, sulla sinistra, troviamo un primo dipinto raffigurante la Madonna con Bambino e i Santi (sec. XVIII), fra cui si identificano San Francesco e Sant’Antonio da Padova.
Il secondo altare è caratterizzato da un dipinto realizzato ad olio su ardesia, la pietra nera di Lavagna, raffigurante la Vergine con Bambino fra i Santi Andrea e Rocco (sec. XVI). Due angeli sorreggono un cartiglio dove si legge “SalusInfirmorum”, per cui l’opera è definita “Madonna della salute”.
L’altare principale è decorato da una tavola che rappresenta un vero e proprio capolavoro del Cinquecento. Al centro sono raffiguranti i Santi cui era intitolato originariamente l’edificio, Cristoforo e Martino, ai lati San Sebastiano e San Rocco, invocati contro le pestilenze.  Osservando attentamente il dipinto, ap
pare chiaro che la tavola sia stata ridimensionata per adattarla all’attuale collocazione. Diversi storici dell’arte si sono espressi in merito alla possibile attribuzione di questo raffinato dipinto, risalente agli anni 20 del Cinquecento. La committenza sarebbe contestuale alla nuova intitolazione dell’oratorio, conseguente alla pestilenza; per questo vi sono rappresentati i quattro Santi. Recentemente, lo storico dell’arte Nicola Barattini vi ha riconosciuto la mano del pittore Zacchia da Vezzano. Zacchia, originario, appunto di Vezzano Ligure, ma formatosi a Firenze, è un raffinatissimo artista attivo soprattutto in Toscana: la Lucchesia vanta i suoi principali capolavori. La presenza di un’opera di Zacchia nello spezzino, sua zona di origine, costituisce, allo stato attuale, un’eccezione ed un unicum di indubbio valore.
Ai lati dell’altare maggiore, due dipinti settecenteschi raffigurano, rispettivamente, la Vergine con Bambino e le anime purganti e la Madonna del Carmine con devoti e naufragio sullo sfondo. Quest’ultima opera è firmata da un pittore che si identifica come “luchese”, a conferma del fatto che diverse maestranze toscane operarono a Lerici, lasciandovi segni tangibili. Curiosa la rappresentazione, sullo sfondo, del mare in tempesta: la Vergine, a Lerici, è invocata come protettrice dei naviganti.
La Sacra Famiglia con i Santi Eligio e Antonio Abate (II metà del XVII sec), è un’opera inizialmente attribuita a Domenico Fiasella, detto “Il Sarzana”. Attualmente, tuttavia, si tende ad attribuirla al cognato ed allievo di Fiasella, il lericino Giovan Battista Casoni. La scelta dei Santi Eligio e Antonio Abate non sarebbe casuale: S. Antonio è invocato contro le pestilenze, mentre entrambi sono protettori dei carrettieri. L’oratorio, infatti, si trovava proprio in corrispondenza della nuova carrozzabile Lerici – Sarzana, l’odierna via Cavour, costruita proprio nel Seicento.
San Terenzo – Chiesa Natività di Maria
L’itinerario inizia partendo dalla sinistra, rispetto all’ingresso:
Vocazione di San Pietro (sec. XVII) di Paolo Gerolamo Piola (fine sec. XVII- inizio sec. XVIII)
Opera di grandi dimensioni e dalla colorazione vivace, vede Gesù, in tunica rossa, raffigurato nell’atto di parlare con San Pietro, inginocchiato. Sullo sfondo il lago di Tiberiade e una barca con figure maschili.
Madonna dell’Arena (sec XV)
Attribuita a Gottardo da Piacenza, si tratta di un’icona quattrocentesca oggetto di profonda devozione a San Terenzo. Secondo la tradizione, venne rinvenuta presso l’odierna spiaggia del Colombo (un tempo detta di Santa Caterina): per questo è detta, appunto “dell’Arena”. In realtà nel 1482, come risulta dal libro dei legati della Parrocchia, venne ordinato a Gottardo un polittico, di cui la Madonna doveva occupare lo scomparto centrale.
Lo sbarco di San Terenzo (sec. XIX)
L’opera, di pittore ignoto, è collocata sulla parete sinistra dell’abside. raffigura San Terenzo nel momento del suo arrivo nel borgo, secondo la tradizione per cui Egli, vescovo scozzese, si sarebbe trattenuto presso l’antico paese di “Portiolo” prima di proseguire il viaggio per Roma. Da allora il paese avrebbe cambiato il suo nome nell’attuale San Terenzo.
Bassorilievo con Santi Fabiano, Rocco e Sebastiano (sec. XVI)
Opera realizzata dallo scultore lorenese Domenico Gar, caratterizzata dalla presenza di tre santi invocati contro le pestilenze: Fabiano, Rocco e Sebastiano. Si noti il piccolo angelo che, secondo la tradizione, sarebbe giunto a curare la gamba di San Rocco, colpito dalla peste, oltre al cagnolino miracoloso (sulla destra) che avrebbe portato sollievo alla sua ferita. Si tratta di uno dei diversi capolavori che il Gar ha lasciato sul nostro territorio: più grandi e magnificenti i trittici conservati a Lerici (sacrestia della Chiesa di San Francesco) e a Trebiano. L’opera, che originariamente faceva parte di un altare,  fu commissionata 1528. Si tratta del periodo immediatamente successivo alla grande pestilenza che ha lasciato un profondo segno nella comunità locale, da qui la rappresentazione di Santi invocati contro il terribile morbo.
Tellaro – Chiesa Stella Maris
I luoghi sacri a Tellaro sono tre e meritano una particolare attenzione. Abbiamo l’antico Oratorio S. Maria ’n Selàa, la Chiesa di San Giorgio – consacrata nel 1584 – e la più moderna Stella Maris. Nonostante la sua modernità, questa Chiesa conserva opere di grande pregio:
Reliquiario secentesco, con angelo su piedistallo ornato da vetri colorati, che sorregge la vera e propria teca, caratterizzata da due cerchi concentrici ornati da gemme di vetro, contornati da raggi solari. Il Donati ne attribuisce la fattura all’argentiere romano Francesco Comi, colui che realizzò anche l’incorniciatura del Volto Santo conservato al Vaticano. Il reliquiario arrivò a Tellaro nella seconda metà del Seicento, arricchito di un pezzo d’osso di San Massimo.
Sempre al Seicento sono ascrivibili il crocifisso in bronzo e l’incorniciatura dorata con intarsi in lapislazzulo e diaspro, che accoglieva l’antico dipinto su tavola raffigurante la Vergine con Bambino.
La tavola con Madonna, Bambino e Angeli custodita presso la Chiesa Stella Maris, è un vero capolavoro dell’arte medievale, la cui datazione è talmente antica da precedere, addirittura, la costruzione della Chiesa di San Giorgio, dove era originariamente collocata. Prima di un ultimo restauro, una cornice in metallo dorato la ricopriva quasi integralmente, lasciando visibili soltanto Gesù, intento a leggere, il volto e le mani di Maria. Oggi il dipinto è tornato visibile nella sua interezza: le figure campeggiano su fondo oro: una lamina dorata finemente incisa simula un drappo d’onore sorretto da figure angeliche. Nello stile del non meglio identificato “Maestro della Madonna di Tellaro”, gli storici dell’arte hanno riconosciuto similitudini con un’opera conservata a Museum of Fine Arts di Malta “La Flagellazione”. Senza dubbio si tratta della creazione di un artista molto raffinato, che ben si colloca nell’ambito del cosiddetto “giottismo” lombardo della metà del Trecento.
Fonti Consultate
– Borzone M., Vedere Lerici: le opere d’arte, a cura dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione di Lerici
– Colotto P., Lerici e le sue chiese, Agis dfitrice, 1979
– Colotto P., Lerici nei secoli del Rinascimento e del Barocco, Parrocchia di San Francesco di Lerici, 1996
– Donati P., I restauri nel Golfo dei Poeti, Sagep, 2001
– AA.VV., L’Ottocento nel territorio spezzino, a cura della Provincia della Spezia
Itinerario a cura dell’Ufficio Cultura e Turismo del Comune di Lerici