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SUMMARY:LA MISURA DELL’INVISIBILE - Otto giovani artisti del territorio in mostra a Tellaro
DESCRIPTION:“LA MISURA DELL’INVISIBILE”\nOtto giovani artisti del territorio in mostra a Tellaro\nDa compagni di classe al Liceo Artistico “Cardarelli” di La Spezia alla creazione di un progetto espositivo comune: dal 16 al 22 maggio si terrà a Tellaro “La misura dell’invisibile”\, una mostra d’arte figurativa ispirata alle opere di Italo Calvino. \nL’inaugurazione avrà luogo sabato 16 maggio alle ore 17:30 presso la sede della Società di Mutuo Soccorso\, in Via della Pace n.4\, Tellaro.\nIl progetto espositivo – In un’epoca dominata da una crescente dematerializzazione dell’esperienza\, la mostra si configura come un vero e proprio atto di resistenza\, volto a rintracciare ciò che davvero resta e persiste sotto la superficie dell’effimero\, ridandogli forma e dignità. Al centro della ricerca vi è l’urgenza di cercare una “misura”\, non quantitativa\, ma qualitativa\, di ciò che\, ad oggi\, rimane ai margini dello sguardo. I dipinti in mostra non sono semplici tributi a\nCalvino\, ma strumenti critici per rintracciare ciò che davvero resiste al logorio del mondo moderno. \nGli artisti: Bertin Irene\, Bianucci Erica\, Bonechi Giada\, Callegher Gaia\, Castellini Rebecca\, Defranchi Elena Laura\, Martorana Mattia\, Spina Yukiko\n\nInformazioni utili:\nTitolo: La misura dell’invisibile\nGenere: Mostra d’arte figurativa (pittura)\nSede: Società di Mutuo Soccorso\, Via della Pace n.4\, Tellaro (SP)\nDate: Dal 16 al 22 maggio 2026\nInaugurazione: Sabato 16 maggio\, ore 17:30
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SUMMARY:La rassegna DIECI continua con Patricia Dinu
DESCRIPTION:Patricia Dinu\nL’eterno in un istante\nInaugurazione sabato 2 maggio\, ore 19.00 \nL’eterno in un istante è quel che coglie e ci rigala nelle sue immagini Patricia Dinu.\nUn mondo fiabesco\, fantastico\, in cui natura e umano si incontrano fino a diventare\, in un’immagine\, un tutt’uno in cui il fantasy esce dal genere letterario e diventa esortazione a volgere lo sguardo in un tempo sospeso\, come neppure un regista hollywoodiano saprebbe fare. Uno scatto soltanto\, come quello esposto a Fourteen\, è sufficiente a rapirci fino a condurci\, con un linguaggio contemporaneo\, in ciò che ha radici profonde nel folclore e nel mito. Un lavoro prezioso\, quello che possiamo ammirare\, grazie alla tecnica messa appunto dall’artista multidisciplinare\, rumena di nascita\, ma cittadina del mondo nel suo percorso artistico\, frutto di ricerca\, tecnica\, ma soprattutto di grande sensibilità nei confronti della natura\, delle piante\, degli alberi\, dell’acqua del mare e dei fiumi\, a Pignone come in Oregon che\, forse più di ogni altro\, sono oggi i suoi luoghi dell’anima.  Nell’abbraccio\, in cui essa stessa si ritrae\, moltiplicato n volte\, in cui all’immagine\, stampata sulla carta\, dopo essere stata scattata con la modalità infrared\, l’artista ha poi sparso con minuzia e sapiente monacale pazienza il colore\, quasi fosse il frutto di magico un sortilegio\, è racchiuso il manifesto sentimentale di Patricia Dinu. Il colore è parte solida e indispensabile del sogno\, capace di fermare il tempo che vibra e si ripete negli eterni\, secondo dopo secondo\, minuto dopo minuto\, ora dopo ora\, giorno dopo giorno\, in cui l’istante delle nostre vite si misura con il tempo concesso alla natura in cui ci dimentichiamo di essere immersi ma non per sempre. La veste che si apre\, quasi fosse il momento che segue la metamorfosi\, che porta il bruco a diventare farfalla\, assume un ulteriore significato rivelandoci\, non solo la vita nascosta degli alberi\, così come nel titolo dell’opera\, ma anche la metafora di ciò che è accaduto con la residenza d’arte a Casa Bellani a Pignone di Patrizia.\nPaolo Asti – curatore \nLa Rassegna DIECI è stata ideata da Guido Ferrari.
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SUMMARY:L'artista Carlo Bacci in mostra alle Ondine
DESCRIPTION:Inaugura il 3 aprile alle ore 18\,30 Flusso Marino la nuova mostra delle opere di Carlo Bacci\, allestita presso l’albergo delle Ondine a Tellaro. \nScopri di più su Carlo Bacci cliccando qui!
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SUMMARY:Il Tempo\, un istante. Un viaggio tra arte\, moda e celebrità
DESCRIPTION:Dal 21 marzo al 7 giugno\, il Castello di Lerici ospita la mostra “Il Tempo\, un istante”\, progetto espositivo dedicato alla ricerca fotografica e audiovisiva di Rossano B. Maniscalchi\, artista e regista di rilievo internazionale. La mostra accompagna il visitatore in un viaggio che attraversa oltre venticinque anni di ricerca\, restituendo l’evoluzione di uno sguardo capace di muoversi con coerenza tra fotografia di moda\, fine art\, ritratto di celebrità e regia cinematografica. \nUn percorso che mette al centro i temi del tempo\, della visione e dell’interiorità\, invitando lo spettatore a rallentare e a vivere l’immagine come esperienza\, memoria e pensiero. Il progetto espositivo si articola in sezioni\, concepite come momenti di un’unica evoluzione artistica: dalla fotografia di moda\, intesa come laboratorio formale e narrativo ai ritratti di personalità emblematiche del nostro tempo\, restituiti nella loro dimensione più autentica. \nNel lavoro di Maniscalchi la luce diventa strumento di scrittura\, la composizione una grammatica emotiva\, il tempo una materia da modellare. \nArtista dalla carriera internazionale\, Rossano B. Maniscalchi ha lavorato con i più importanti brand della moda\, ha ritratto figure centrali della cultura\, dell’arte e della scienza contemporanea ed esposto in musei\, istituzioni culturali e gallerie in Europa\, Stati Uniti e Asia. Le sue opere sono state pubblicate sulle principali riviste internazionali e raccolte in numerosi volumi. \n“Questa retrospettiva non è per me un punto di arrivo\, ma un momento di condivisione profonda con il pubblico e con Lerici\, all’interno di una ricerca che continua a trasformarsi. Ogni immagine\, ogni film\, nasce dal tentativo di rendere visibile un pensiero\, un’emozione\, un tempo interiore. Attraverso questa mostra condivido non solo opere\, ma un modo personale di guardare il mondo\, in cui fotografia e cinema si incontrano come naturale evoluzione del mio percorso” è il commento di Maniscalchi. \nCon “Il Tempo\, un istante”\, il Castello di Lerici si conferma luogo di dialogo tra arte contemporanea\, storia e paesaggio\, offrendo al pubblico un’esperienza espositiva intensa e immersiva\, capace di unire linguaggi diversi in una visione artistica profonda e coerente. \nL’inaugurazione si terrà il 21 marzo alle 11.00 e la mostra sarà visitabile fino al 7 giugno. \nInfo Castello San Giorgio \n 
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CATEGORIES:Cultura,mostre,Natale 25
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SUMMARY:AmAtoriale: mostra d'arte
DESCRIPTION:Autori\nMonica Baldassini\nNikki Martinez\nLaura Odino\nEleonora Raggio \nAmAtoriale dal 6 – 12 dicembre\nAPERTURA 5 dicembre dalle 18 alle 21\nJaya Cozzani Chandra STUDIO\nVia Garibaldi I trav. n°7 – 19032\, San Terenzo\, Lerici (SP)\nEmail: jayacozzani@gmail.com\nSOLO SU APPUNTAMENTO \nDa un invito di Jaya Cozzani Chandra\nIl senso dello studio di un’artista non è solo quello di esporre oggetti ma\, mostrare la poetica del proprio lavoro.\nPer me lo studio è sempre stato un luogo d’incontro e di dialogo dove sono nati progetti che ho sviluppato negli anni\, come RUN/spazio per artisti di passaggio\, un progetto di residenza artistica dal 2012 al 2015 e COMPOST\, l’idea di un pasto condiviso.\nNel mio studio\, in via Garibaldi I trav\, 7 a San Terenzo ho invitato a dialogare Monica Baldassini\, Nikki Martinez\, Laura Odino ed Eleonora Raggio. In questi tre anni nel Golfo dei Poeti ho avuto diversi incontri che hanno generato un’intuizione quella di far emergere le attitudini\, in alcuni casi nascoste\, di anime\, fiamme la cui direzione è univoca: il fare artistico. Questa mostra/incontro vuole essere una lente di ingrandimento su queste giovani artiste amatoriali.\nJaya Cozzani Chandra
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SUMMARY:Il Viaggio dell'Eroe: mostra di Nicola Micali al Castello di Lerici prorogata fino all'1 febbraio
DESCRIPTION:Inaugurata il 6 dicembre alle ore 15.00 la mostra personale dell’artista Nicola Micali “Il Viaggio dell’Eroe” Archetipi\, sfide e rinascita dell’eroe contemporaneo. \nImmersi nel suggestivo Castello di Lerici\, 12 sculture indagatrici esplorano l’animo umano.\nVerso mari inesplorati ci avventuriamo\, affrontando sfide e misteri.\nMa non temere\, se riuscirai a scampare alla tempesta\, potrai fare rotta verso casa\, ricostruendo te stesso come ritieni più giusto. E in ogni caso\, sarai un eroe. \nInfo Castello San Giorgio \nIngresso gratuito in occasione dell’inaugurazione\nInfo sull’artista \n 
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SUMMARY:Al Fourteenartellaro Virgilio Rospigliosi
DESCRIPTION:Virgilio Rospigliosi \nTentazione – Azione – Senso di colpa\n(Pittura morta)\nA cura di Guido Ferrari \nL’opera di Virgilio Rospigliosi\, esposta presso FourteenarTellaro\, trascende la dimensione temporale attraverso un’installazione che integra un dipinto raffigurante un cavallo bianco a tre zampe\, una teiera in porcellana e un martello. Quest’ultimo\, collocato intenzionalmente a disposizione dello spettatore\, rappresenta un invito provocatorio da parte dell’artista stesso a interagire direttamente con il dipinto. Il coinvolgimento attivo del pubblico e la scelta consapevole di accettare o rifiutare tale stimolo costituiscono il nucleo concettuale dell’opera.\nGuido Ferrari \nNota introduttiva\nÈ lecito distruggere un’opera d’arte? E\, soprattutto\, quali dilemmi etici e morali emergono se è l’artista stesso a sollecitare un simile gesto distruttivo? La questione\, solo apparentemente paradossale\, affonda le proprie radici non tanto\nnell’ontologia dell’arte\, quanto nel suo statuto sociale e comportamentale. Non si tratta\, infatti\, di interrogarsi sull’integrità materiale dell’oggetto artistico\, quanto piuttosto sulla possibilità che l’arte\, in quanto fenomeno relazionale e situato\, possa trovare la propria autenticità nella messa in crisi dei suoi stessi presupposti. Già nel 2005 e nel 2019 furono proposte una video perfor mance e un’installazione analoghe all’opera in questione. Dal carattere fortemente interattivo\, benché\, ed è questa la peculiarità\, l’interazione venga al contempo proposta e negata. L’opera si compone di due elementi essenziali: un dipinto e un martello. 1) Il dipinto è realizzato con raffinata perizia pittorica\, raffigura un cavallo bianco\, privato della sua parte posteriore e dotato\, in modo innaturale\, di tre zampe anteriori. Legato al collo ha un filo di cotone (reale-non dipinto)\, la cui estremità è legata a un oggetto. 2) Il martello è posato a terra\, a disposizione dello spettatore. Il dipinto\,  simbolo della bellezza apollinea – composta\, ideale\, spirituale – è collocato in alto\, in una posizione non convenzionale e volutamente inaccessibile. Non può essere osservato senza compiere un gesto fisico: alzare lo sguardo o addirittura arrampicarsi. Il martello\, al contrario\, è a portata di mano. La distanza spaziale fra i due oggetti è specchio di una distanza concettuale: tra il razionale e l’irrazionale\, tra l’equilibrio e l’impulso\, tra la contemplazione estetica e la violenza iconoclasta. Tale configurazione può essere definita come espressione di un “senso di colpa a priori”. Una colpa latente\, interiorizzata\, che nasce non dall’azione compiuta\, ma dalla sua sola possibilità. L’installazione diventa così uno strumento morale: non offre un’opera da ammirare\, ma una scelta da compiere. Lo spettatore può impugnare il martello e colpire il dipinto – compiendo un gesto irreversibile che lo caricherà\, forse\, di un senso di colpa. Oppure può scegliere di non agire\, limitandosi a immaginare la distruzione\, e partecipando così passivamente\, ma non meno intensamente\, all’evento. In entrambi i casi\, ciò che l’opera attiva è una forma di catarsi: un’esperienza liminale\, in bilico tra azione e inazione\, tra realtà e rappresentazione\, che richiama alla mente la funzione purificatrice del teatro tragico nella concezione aristotelica. Tuttavia\, è necessario precisare: l’opera d’arte non si identifica né con il martello né con il dipinto.\nEssa risiede nel gesto dello spettatore. È nell’atto\, o nella rinuncia all’atto\, che si manifesta la vera sostanza dell’opera. In questo senso\, essa si configura come “arte comportamentale”\, ovvero come provocazione esistenziale rivolta al\nsoggetto osservante. L’intenzione non è proporre un og getto estetico\, ma una situazione-limite che chiede una risposta. E nel farlo\, interroga le fondamenta stesse del nostro rapporto con l’arte\, con la responsabilità individuale\, con il  potere e il rischio del libero arbitrio. La dialettica tra Apollineo e Dionisiaco\, concetti mutuati dalla riflessione nietzscheana\, viene riproposta in chiave esperienziale. Il dipinto\, con la sua armonia mutilata\, richiama la tensione ideale\nverso l’ordine e la bellezza. Ma è una bellezza incompleta\, ferita\, come a voler suggerire che ogni idealizzazione porta con sé una rinuncia\, una perdita. Il martello\, simbolo dell’impulso\, è tentazione e insieme condanna. Il gesto\ndistruttivo è semplice\, ma non è mai ingenuo: è carico di conseguenze morali\, è una scelta che chiama in causa l’individuo nella sua capacità di decidere\, di assumersi il peso delle proprie azioni. E in questo\, l’opera si fa profondamente\npolitica\, nel senso originario del termine: essa mette in scena il soggetto nel momento della sua responsabilizzazione pubblica. Non siamo dunque di fronte a un semplice oggetto estetico\, ma a una macchina simbolica\, che interroga non\nsolo l’arte\, ma la società in cui essa si inscrive. In una cultura della visibilità\, dove il gesto eclatante diventa forma estrema di comunicazione\, ecco un’inversione dei termini del problema: non è più l’artista a esibirsi\, ma lo\nspettatore. La sua reazione\, il suo agire o non agire\, è l’opera stessa. Questo rovesciamento ha implicazioni profonde: ridimensiona il ruolo autoriale\, disarticola il concetto tradizionale di fruizione artistica e apre lo spazio a una\nriflessione più ampia sul senso dell’esperienza estetica nel mondo contemporaneo. Distruggere un’opera d’arte non è\, in questo contesto\, un atto vandalico\, ma un atto profondamente carico di significati. Esso rappresenta la\nmessa in crisi dei nostri automatismi culturali\, l’interruzione del flusso contemplativo che separa l’osservatore dall’oggetto. Non si chiede di ammirare un dipinto o un martello: si costringe a guardare dentro noi stessi.\nTrasformando l’arte in esperienza etica\, in provocazione del pensiero\, in esercizio radicale di libertà responsabile.\nVirgilio Rospigliosi 
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SUMMARY:“Claudio Barontini Welcome to Italy” mostra open air sul lungomare
DESCRIPTION:“Claudio Barontini Welcome to Italy” è la mostra open air dell’estate lericina \nVentuno gli scatti fotografici su tutto il lungomare da Lerici a San Terenzo. \nIl Comune di Lerici è lieto di annunciare l’inaugurazione della mostra fotografica open air “Claudio Barontini – Welcome to Italy”\, un suggestivo percorso visivo a cielo aperto firmato dal fotografo livornese Claudio Barontini\, conosciuto per i suoi ritratti d’autore dedicati a personaggi del jet set. L’esposizione sarà visibile gratuitamente a partire dal 3 luglio sul lungomare di Lerici\, dove resterà fino al 15 ottobre 2025.\nQuesta volta Barontini cambia prospettiva e ci presenta l’Italia vista con gli occhi di un flâneur\, un fotografo curioso che si lascia ispirare\, anche con ironia\, dai dettagli e dalla vita quotidiana. “Claudio Barontini Welcome to Italy” è un omaggio potente e delicato all’umanità italiana\, colta dallo sguardo sensibile dell’autore\, noto per la sua capacità di raccontare attraverso la fotografia volti\, storie e atmosfere cariche di emozione. La mostra presenta una selezione di 21 gigantografie in bianco e nero\, ritratti e scene di vita quotidiana che esplorano il senso profondo dell’identità nazionale e dell’umanità\, restituendo un’immagine autentica e universale dell’Italia di ieri e di oggi. Allestita all’aperto lungo uno dei tratti più suggestivi del territorio\, l’esposizione si inserisce nel progetto del Comune di Lerici di promuovere l’arte e la cultura in spazi pubblici\, rendendo la bellezza accessibile a tutti\, residenti e visitatori. Le fotografie dialogano con il paesaggio marino e urbano\, creando un percorso immersivo dove arte e ambiente si fondono armoniosamente. \nChi visiterà Lerici avrà l’opportunità di intraprendere un viaggio visivo inedito\, attraversando città iconiche come Venezia\, Milano\, Napoli e Torino\, ma anche scoprendo luoghi meno noti e suggestivi. Da Livorno a Palermo\, da Como a Civitavecchia\, da San Giorgio La Molara fino a Matera\, Trieste e Pescara\, per citare solo alcune delle foto esposte. In ogni fotografia\, Barontini non si limita a catturare il paesaggio urbano ma ci racconta storie\, tradizioni ed emozioni\, in cui coesistono stile\, istintività e sensibilità. “Ho fortemente voluto le mostre a cielo aperto sul nostro lungomare perché sono convinto che bellezza richiami bellezza. Le opere di Barontini\, amico di Lerici\, valorizzano i nostri angoli e scorci con foto cariche di significato umano e ricerca analitica\, immortalando azioni quotidiane che si inseriscono nei nostri paesaggi manifestando la vita\, in tutte le sue forme”\, commenta il Sindaco di Lerici\, Leonardo Paoletti.
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