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SUMMARY:AmAtoriale: mostra d'arte
DESCRIPTION:Autori\nMonica Baldassini\nNikki Martinez\nLaura Odino\nEleonora Raggio \nAmAtoriale dal 6 – 12 dicembre\nAPERTURA 5 dicembre dalle 18 alle 21\nJaya Cozzani Chandra STUDIO\nVia Garibaldi I trav. n°7 – 19032\, San Terenzo\, Lerici (SP)\nEmail: jayacozzani@gmail.com\nSOLO SU APPUNTAMENTO \nDa un invito di Jaya Cozzani Chandra\nIl senso dello studio di un’artista non è solo quello di esporre oggetti ma\, mostrare la poetica del proprio lavoro.\nPer me lo studio è sempre stato un luogo d’incontro e di dialogo dove sono nati progetti che ho sviluppato negli anni\, come RUN/spazio per artisti di passaggio\, un progetto di residenza artistica dal 2012 al 2015 e COMPOST\, l’idea di un pasto condiviso.\nNel mio studio\, in via Garibaldi I trav\, 7 a San Terenzo ho invitato a dialogare Monica Baldassini\, Nikki Martinez\, Laura Odino ed Eleonora Raggio. In questi tre anni nel Golfo dei Poeti ho avuto diversi incontri che hanno generato un’intuizione quella di far emergere le attitudini\, in alcuni casi nascoste\, di anime\, fiamme la cui direzione è univoca: il fare artistico. Questa mostra/incontro vuole essere una lente di ingrandimento su queste giovani artiste amatoriali.\nJaya Cozzani Chandra
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SUMMARY:Il Viaggio dell'Eroe: mostra di Nicola Micali al Castello di Lerici prorogata fino all'1 febbraio
DESCRIPTION:Inaugurata il 6 dicembre alle ore 15.00 la mostra personale dell’artista Nicola Micali “Il Viaggio dell’Eroe” Archetipi\, sfide e rinascita dell’eroe contemporaneo. \nImmersi nel suggestivo Castello di Lerici\, 12 sculture indagatrici esplorano l’animo umano.\nVerso mari inesplorati ci avventuriamo\, affrontando sfide e misteri.\nMa non temere\, se riuscirai a scampare alla tempesta\, potrai fare rotta verso casa\, ricostruendo te stesso come ritieni più giusto. E in ogni caso\, sarai un eroe. \nInfo Castello San Giorgio \nIngresso gratuito in occasione dell’inaugurazione\nInfo sull’artista \n 
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SUMMARY:La rassegna DIECI apre con DOREMIFASOLLASI dell’artista Jaya Cozzani Chandra
DESCRIPTION:Dal 4 al 26 aprile 2026\nOPENING sabato 4 aprile dalle ore 18 \nLa rassegna DIECI apre con la mostra DOREMIFASOLLASI dell’artista Jaya Cozzani Chandra in collaborazione con il compositore Sergio Chierici e la curatela del critico d’arte Mattia Lapperier.\nIn questa performance l’artista prende per mano i visitatori facendoli entrare in un mandala poetico dal sapore di un abbraccio sensoriale onirico tra pittura e musica.\nGuido Ferrari\nDirettore Fourteenartellaro e ideatore della rassegna \nL’accordo del Mondo: l’armonia segreta delle cose\nMattia Lapperier\nEsiste una soglia\, sottile come una velatura d’acqua\, in cui il suono si fa colore e il tempo si trasforma in spazio. La mostra Doremifasollasi di Jaya Cozzani Chandra\, ospitata nell’intimo scrigno di Fourteenartellaro\, si pone esattamente su questo crinale: un’esperienza sinestetica dove la pittura non è semplice rappresentazione ma risonanza. Sette acquerelli\, come le note della scala diatonica\, tracciano un percorso meditativo che culmina nell’oro del “La”\, la frequenza fondamentale\, il punto d’appoggio necessario per accordare l’intero universo sensibile.\nIl lavoro di Jaya Cozzani affonda le radici in un’esigenza comunicativa primordiale. Nel dicembre del 1986\, appena arrivata in Italia\, la pittura divenne per lei il linguaggio dell’accoglienza: fu sua madre a porgerle i pennelli\, intuendo che l’arte potesse annullare la distanza linguistica e colmare il vuoto del non-detto. Da allora\, il dipingere è rimasto per l’artista un atto di presenza radicale. Non è un caso che Cozzani definisca i suoi acquerelli “Il primo esercizio del giorno”: un rituale quotidiano\, necessario e intimo come il respiro\, una forma di meditazione che prepara lo sguardo alla complessità del reale.\nIl cuore cromatico di questa ricerca è il ceruleo; pigmento che l’artista ha elaborato e raffinato in anni di studio. È un colore che porta in sé l’eredità delle divinità indiane\, una tonalità che non si impone sulla carta\, ma sembra “tirare fuori” ciò che è già presente nel supporto\, rendendo visibile il flusso. L’approccio all’acquerello\, nato dietro suggerimento del maestro Remo Salvadori\, ha permesso all’artista di trovare la perfetta corrispondenza tra il proprio mondo interiore e la materia esterna. In questa tecnica\, il tempo è l’elemento determinante: l’acqua impone un ritmo\, una danza tra l’attesa e la decisione\, dove l’errore diviene parte del processo e il gesto può farsi fluido\, univoco.\nDal gesto nasce la spirale\, una forma che per Cozzani non è solo decorativa\, ma astronomica. Appassionata di astrofisica\, l’artista proietta sulla carta la struttura del Wormhole\, il tunnel spazio-temporale che collega punti distanti dell’universo. La sua è una ricerca spaziale che si muove tra il microcosmo del foglio e il macrocosmo delle galassie. Ogni acquerello è una vibrazione\, un’onda che si propaga partendo da un centro energetico per espandersi verso l’ignoto.\nIn questa esposizione\, la componente sonora diviene strutturale grazie alla collaborazione con il compositore Sergio Chierici. Qui la musica non è un semplice sottofondo ma l’estensione naturale del segno pittorico. Il richiamo alla musicalità è d’altronde un tema caro all’artista\, come peraltro dimostra il suo libro d’artista nato dal recupero di Index 2003 (Charta): un volume sottratto all’oblio della chiusura della casa editrice e trasformato\, attraverso suggestioni nate da installazioni di spartiti\, in un nuovo organismo plastico e concettuale.\nVisitare Doremifasollasi significa entrare in un flusso di accordature. Dalle sei variazioni cerulee fino all’epifania dorata del “La”\, Jaya Cozzani ci invita idealmente a sostare nel silenzio operoso del suo studio\, dove la pittura diventa uno strumento per sintonizzarsi con l’armonia segreta delle cose. La sua è un’esortazione a riscoprire la bellezza dell’attimo che si fa eterno\, un accordo perfetto tra la terra delle origini e il cielo della visione.\nSeptem Limina (“Sette soglie”)\nSergio Chierici\nQuesto lavoro nasce come estensione sonora dei sette dipinti di Jaya Cozzani Chandra. Le opere erano già state concepite prima della musica\, ma nel momento in cui si è iniziato a immaginarne concretamente l’esposizione\, osservandole e comprendendone il modo di disporsi nello spazio\, è nato in modo naturale e spontaneo un preciso pensiero sonoro.\nLa composizione si basa sull’alternanza tra un Fondale\, costituito dalle singole note Do-Re-Mi-Fa-Sol-La-Si come campi sonori successivi\, spazializzati secondo la disposizione dei dipinti\, e una Figura\, mobile e cangiante\, fatta di arpeggi\, accordi ed eventi timbrici che si sviluppano attorno a ciascuna finalis modale. L’intonazione prende come riferimento il La 435 di un harmonium reale\, mentre il temperamento pitagorico restituisce alla materia sonora una tensione limpida\, fondata su rapporti semplici.\nPiù che accompagnare le opere\, la musica cerca di attraversarle dall’interno\, trasformando il passaggio da una nota all’altra in una soglia percettiva\, in un ciclo continuo tra spazio\, colore e ascolto. Ringrazio Jaya per condividere con lei questo primo lavoro espositivo\, nel quale l’arte visiva e la musica trovano una comune forma di risonanza.
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SUMMARY:Al Fourteenartellaro Virgilio Rospigliosi
DESCRIPTION:Virgilio Rospigliosi \nTentazione – Azione – Senso di colpa\n(Pittura morta)\nA cura di Guido Ferrari \nL’opera di Virgilio Rospigliosi\, esposta presso FourteenarTellaro\, trascende la dimensione temporale attraverso un’installazione che integra un dipinto raffigurante un cavallo bianco a tre zampe\, una teiera in porcellana e un martello. Quest’ultimo\, collocato intenzionalmente a disposizione dello spettatore\, rappresenta un invito provocatorio da parte dell’artista stesso a interagire direttamente con il dipinto. Il coinvolgimento attivo del pubblico e la scelta consapevole di accettare o rifiutare tale stimolo costituiscono il nucleo concettuale dell’opera.\nGuido Ferrari \nNota introduttiva\nÈ lecito distruggere un’opera d’arte? E\, soprattutto\, quali dilemmi etici e morali emergono se è l’artista stesso a sollecitare un simile gesto distruttivo? La questione\, solo apparentemente paradossale\, affonda le proprie radici non tanto\nnell’ontologia dell’arte\, quanto nel suo statuto sociale e comportamentale. Non si tratta\, infatti\, di interrogarsi sull’integrità materiale dell’oggetto artistico\, quanto piuttosto sulla possibilità che l’arte\, in quanto fenomeno relazionale e situato\, possa trovare la propria autenticità nella messa in crisi dei suoi stessi presupposti. Già nel 2005 e nel 2019 furono proposte una video perfor mance e un’installazione analoghe all’opera in questione. Dal carattere fortemente interattivo\, benché\, ed è questa la peculiarità\, l’interazione venga al contempo proposta e negata. L’opera si compone di due elementi essenziali: un dipinto e un martello. 1) Il dipinto è realizzato con raffinata perizia pittorica\, raffigura un cavallo bianco\, privato della sua parte posteriore e dotato\, in modo innaturale\, di tre zampe anteriori. Legato al collo ha un filo di cotone (reale-non dipinto)\, la cui estremità è legata a un oggetto. 2) Il martello è posato a terra\, a disposizione dello spettatore. Il dipinto\,  simbolo della bellezza apollinea – composta\, ideale\, spirituale – è collocato in alto\, in una posizione non convenzionale e volutamente inaccessibile. Non può essere osservato senza compiere un gesto fisico: alzare lo sguardo o addirittura arrampicarsi. Il martello\, al contrario\, è a portata di mano. La distanza spaziale fra i due oggetti è specchio di una distanza concettuale: tra il razionale e l’irrazionale\, tra l’equilibrio e l’impulso\, tra la contemplazione estetica e la violenza iconoclasta. Tale configurazione può essere definita come espressione di un “senso di colpa a priori”. Una colpa latente\, interiorizzata\, che nasce non dall’azione compiuta\, ma dalla sua sola possibilità. L’installazione diventa così uno strumento morale: non offre un’opera da ammirare\, ma una scelta da compiere. Lo spettatore può impugnare il martello e colpire il dipinto – compiendo un gesto irreversibile che lo caricherà\, forse\, di un senso di colpa. Oppure può scegliere di non agire\, limitandosi a immaginare la distruzione\, e partecipando così passivamente\, ma non meno intensamente\, all’evento. In entrambi i casi\, ciò che l’opera attiva è una forma di catarsi: un’esperienza liminale\, in bilico tra azione e inazione\, tra realtà e rappresentazione\, che richiama alla mente la funzione purificatrice del teatro tragico nella concezione aristotelica. Tuttavia\, è necessario precisare: l’opera d’arte non si identifica né con il martello né con il dipinto.\nEssa risiede nel gesto dello spettatore. È nell’atto\, o nella rinuncia all’atto\, che si manifesta la vera sostanza dell’opera. In questo senso\, essa si configura come “arte comportamentale”\, ovvero come provocazione esistenziale rivolta al\nsoggetto osservante. L’intenzione non è proporre un og getto estetico\, ma una situazione-limite che chiede una risposta. E nel farlo\, interroga le fondamenta stesse del nostro rapporto con l’arte\, con la responsabilità individuale\, con il  potere e il rischio del libero arbitrio. La dialettica tra Apollineo e Dionisiaco\, concetti mutuati dalla riflessione nietzscheana\, viene riproposta in chiave esperienziale. Il dipinto\, con la sua armonia mutilata\, richiama la tensione ideale\nverso l’ordine e la bellezza. Ma è una bellezza incompleta\, ferita\, come a voler suggerire che ogni idealizzazione porta con sé una rinuncia\, una perdita. Il martello\, simbolo dell’impulso\, è tentazione e insieme condanna. Il gesto\ndistruttivo è semplice\, ma non è mai ingenuo: è carico di conseguenze morali\, è una scelta che chiama in causa l’individuo nella sua capacità di decidere\, di assumersi il peso delle proprie azioni. E in questo\, l’opera si fa profondamente\npolitica\, nel senso originario del termine: essa mette in scena il soggetto nel momento della sua responsabilizzazione pubblica. Non siamo dunque di fronte a un semplice oggetto estetico\, ma a una macchina simbolica\, che interroga non\nsolo l’arte\, ma la società in cui essa si inscrive. In una cultura della visibilità\, dove il gesto eclatante diventa forma estrema di comunicazione\, ecco un’inversione dei termini del problema: non è più l’artista a esibirsi\, ma lo\nspettatore. La sua reazione\, il suo agire o non agire\, è l’opera stessa. Questo rovesciamento ha implicazioni profonde: ridimensiona il ruolo autoriale\, disarticola il concetto tradizionale di fruizione artistica e apre lo spazio a una\nriflessione più ampia sul senso dell’esperienza estetica nel mondo contemporaneo. Distruggere un’opera d’arte non è\, in questo contesto\, un atto vandalico\, ma un atto profondamente carico di significati. Esso rappresenta la\nmessa in crisi dei nostri automatismi culturali\, l’interruzione del flusso contemplativo che separa l’osservatore dall’oggetto. Non si chiede di ammirare un dipinto o un martello: si costringe a guardare dentro noi stessi.\nTrasformando l’arte in esperienza etica\, in provocazione del pensiero\, in esercizio radicale di libertà responsabile.\nVirgilio Rospigliosi 
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SUMMARY:STORIA DI UN LAVATOIO - MOSTRA FOTOGRAFICA
DESCRIPTION:A cura del Circolo ARCI La Serra\, una mostra fotografica ripercorre la storia del lavatoio pubblico\, situato in Via della Fontana.\nLa mostra sarà visibile sabato 19 luglio\, dalle ore 16.00 e domenica 20 luglio dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle 16.00 alle 20.00
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SUMMARY:Al Fourteenartellaro “Esultare” dell’artista Gerald Moroder
DESCRIPTION:Evento “Esultare” a cura di Alberto Lavit\nRassegna “E così sia” a cura di Guido Ferrari\nScultura Esultare impasto di porfido e mattone rosso h cm 211 \nSabato 12 luglio 2025\, alle ore 19.00\, inaugurazione della mostra “Esultare” dell’artista Gerald Moroder\, al Fourteenartellaro\, per la rassegna “E così sia”\, a cura di Guido Ferrari. \nMoroder plasma l’unicità delle sue inconfondibili creazioni con personali e ricercati impasti\, in un continuo meraviglioso e accattivante crescendo di eleganza artistica\, di connubio poetico di perfetta anatomia e romantiche posture\, modellato nella più alta classicità del mondo dell’arte contemporanea.\nAlberto Lavit – Curatore dell’evento – \nGerald Moroder nasce a Milano nel 1972. Vive a Ortisei dove si diploma all’Istituto Statale d’Arte “Cademia”\, frequenta la Scuola professionale a Selva di Val Gardena. Dopo aver svolto apprendistato presso vari maestri scultori\, apre nel 1995 uno studio autonomo. \nE così sia\nA conclusione della preghiera laica dell’ artista che creata l’ opera affida al popolo la formula liturgica generata.\nIl curatore Guido Ferrari
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SUMMARY:LASCIARE IL SEGNO: MOSTRA DI CATERINA GIANNOTTI
DESCRIPTION:Nell’ambito di  Raccontiamoci\, Rassegna dedicata alla cultura del territorio\nuboCubo presenta:\nLASCIARE IL SEGNO\nLa traccia e il mare\nTellaro 4 – 11 luglio 2025\nOrario mostra: 18.00 – 22.00 \nLa marina di Tellaro rappresenta per Caterina Giannotti un luogo ricco di fascino\, da lei molto amato e abitualmente frequentato. La località arroccata sul mare\, dall’iconico profilo roccioso\, è pertanto divenuta una sorta di laboratorio a cielo aperto presso cui l’artista\, nel corso dei mesi invernali del 2024 e del 2025\, ha condotto le proprie ricerche sul campo.\nEsperta di calligrafia storica e sperimentale\, Caterina Giannotti deriva la pratica artistica proprio dalla scrittura a mano. Le molte prove di calligrafia gestuale\, che nel corso degli anni ha portato avanti\, verificando la reciproca compatibilità tra diversi supporti e inchiostri\, le hanno permesso di svincolare sempre di più il segno scritto dal valore simbolico a cui siamo soliti ricondurlo\, per spingerlo in direzione di un’astrazione più accentuata. A mano a mano che la sua leggibilità viene meno\, il segno si dissolve nel gesto e diviene percorso\, orma\, traccia. Il segno\, in altre parole\, cessa di essere quell’unione tra significante e significato\, così come lo identifica la semiotica classica\, perdendo in modo irreversibile la sua univoca leggibilità. “Lasciare il segno” di per sé rimanda a un concetto di permanenza\, di stabilità\, di durata.\nLa locuzione\, se applicata all’ambito pedagogico\, esprime la consapevole intenzione di imprimere un ricordo nella memoria del discente\, tale da avere conseguenze sul suo apprendimento nel tempo; già Daniela Pasqualini ha notato che si tratta di qualcosa di più di una metafora\, è letteralmente un in-segnare\, lasciare quindi durevolmente traccia nel pensiero\, contribuendo così alla formazione di un’immagine mentale. In campo artistico\, incarna quella che è probabilmente una delle principali ambizioni del creativo\, ovverosia fare in modo che il proprio lavoro susciti una reazione emotiva\, abbia seguito e\, di conseguenza\, venga ricordato dai posteri.\nNel contesto di questa mostra\, “lasciare il segno” assume invece una duplice e complementare connotazione\, riconducibile al particolare processo adottato dall’artista. In un primo tempo Caterina Giannotti affida il suo segno alla carta. Così come d’abitudine\, stende ampie campiture di sumi; l’inchiostro giapponese dal vivido colore nero\, da lei molto amato per le intrinseche qualità pittoriche. Il gesto è libero\, tuttavia misurato\, ampio\, eppure trattenuto dal supporto. Solo in un secondo momento\, l’artista immerge le carte così ottenute nel mare di Tellaro. Tale cruciale azione aggiuntiva arricchisce\nulteriormente il segno\, variandolo nella forma e nell’intensità. Il contatto tra l’acqua salata e il sumi dischiude scenari inaspettati dagli esiti palpitanti\, conferendo alle composizioni un aspetto che rievoca fondali marini\, rocce\, alghe o spugne. Non solo Caterina Giannotti dunque\, anche il mare lascia inconfondibilmente traccia di sé. Viene così a delinearsi spontaneamente una comunione di intenti tra l’artista e il mare poiché di fatto entrambi cooperano alla buona riuscita del lavoro. L’una agisce volontariamente\, l’altro di riflesso. Le sbavature\, le macchie\, gli aloni che si vengono a formare modificano l’assetto iniziale\,\npoiché\, come accennato\, sono esito di un processo che è di per sé caratterizzato in buona parte da totale imprevedibilità.\nSotto un certo punto di vista\, potremmo considerare l’operazione intrapresa da Caterina Giannotti come una sorta di rito\, un’azione purificatoria o forse persino un tentativo di riappropriarsi dei propri ricordi collegati al mare. Immergendo le sue carte in acqua\, le bagna di nuova vita; affidandole a quella minuta porzione di Mar Ligure cui si sente intimamente legata\, le impregna di memorie passate.  L’artista\, attraverso il gesto\, lascia impresso nella carta il segno indelebile di sé e del mare.\na cura di Mattia Lapperier\n_______________ \nCaterina Giannotti\nLaureata in architettura a Firenze e da sempre appassionata di arte e grafica\, da anni seguo seminari e corsi di calligrafia storica e sperimentale\, svolgendo in tale ambito anche un’attività di ricerca e approfondimento che si accompagna ad un costante impegno per la diffusione della scrittura a mano e dei valori di cui essa è portatrice.\nCuro e tengo laboratori e workshop di scrittura a mano\, sia per adulti che per bambini.\nIn ambito di calligrafia gestuale\, negli anni ho approfondito\, ricercato e sperimentato tante tecniche\, facendo molto spesso tendere il lavoro al puro segno.\nHo partecipato ad alcune esposizioni collettive e personali di calligrafia\, illustrazione\, stampa\, arte.\nSono socia fondatrice dell’associazione Smed (Scrivere a Mano nell’Era Digitale – www.smed2015.it) e sono parte del direttivo del Ciac (Centro Internazionale di Arti Calligrafiche – www.articalligrafiche.it).\nVivo e lavoro tra Venezia e La Spezia.\n_____________________\nProgetto di Caterina Giannotti\nA cura di Mattia Lapperier\nFotografie di Lorenzo Attolini\nVideo di Nicola Guccinelli e Stefania Storace\nMontaggio video Nicola Guccinelli\n_________________\nwww.caterinagiannotti.it\n@caterinagiannotti_art\nwww.mattialapperier.it\n@mattialapperier
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SUMMARY:“Claudio Barontini Welcome to Italy” mostra open air sul lungomare
DESCRIPTION:“Claudio Barontini Welcome to Italy” è la mostra open air dell’estate lericina \nVentuno gli scatti fotografici su tutto il lungomare da Lerici a San Terenzo. \nIl Comune di Lerici è lieto di annunciare l’inaugurazione della mostra fotografica open air “Claudio Barontini – Welcome to Italy”\, un suggestivo percorso visivo a cielo aperto firmato dal fotografo livornese Claudio Barontini\, conosciuto per i suoi ritratti d’autore dedicati a personaggi del jet set. L’esposizione sarà visibile gratuitamente a partire dal 3 luglio sul lungomare di Lerici\, dove resterà fino al 15 ottobre 2025.\nQuesta volta Barontini cambia prospettiva e ci presenta l’Italia vista con gli occhi di un flâneur\, un fotografo curioso che si lascia ispirare\, anche con ironia\, dai dettagli e dalla vita quotidiana. “Claudio Barontini Welcome to Italy” è un omaggio potente e delicato all’umanità italiana\, colta dallo sguardo sensibile dell’autore\, noto per la sua capacità di raccontare attraverso la fotografia volti\, storie e atmosfere cariche di emozione. La mostra presenta una selezione di 21 gigantografie in bianco e nero\, ritratti e scene di vita quotidiana che esplorano il senso profondo dell’identità nazionale e dell’umanità\, restituendo un’immagine autentica e universale dell’Italia di ieri e di oggi. Allestita all’aperto lungo uno dei tratti più suggestivi del territorio\, l’esposizione si inserisce nel progetto del Comune di Lerici di promuovere l’arte e la cultura in spazi pubblici\, rendendo la bellezza accessibile a tutti\, residenti e visitatori. Le fotografie dialogano con il paesaggio marino e urbano\, creando un percorso immersivo dove arte e ambiente si fondono armoniosamente. \nChi visiterà Lerici avrà l’opportunità di intraprendere un viaggio visivo inedito\, attraversando città iconiche come Venezia\, Milano\, Napoli e Torino\, ma anche scoprendo luoghi meno noti e suggestivi. Da Livorno a Palermo\, da Como a Civitavecchia\, da San Giorgio La Molara fino a Matera\, Trieste e Pescara\, per citare solo alcune delle foto esposte. In ogni fotografia\, Barontini non si limita a catturare il paesaggio urbano ma ci racconta storie\, tradizioni ed emozioni\, in cui coesistono stile\, istintività e sensibilità. “Ho fortemente voluto le mostre a cielo aperto sul nostro lungomare perché sono convinto che bellezza richiami bellezza. Le opere di Barontini\, amico di Lerici\, valorizzano i nostri angoli e scorci con foto cariche di significato umano e ricerca analitica\, immortalando azioni quotidiane che si inseriscono nei nostri paesaggi manifestando la vita\, in tutte le sue forme”\, commenta il Sindaco di Lerici\, Leonardo Paoletti.
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SUMMARY:ERRANZA. Mostra di Aldo Righetti
DESCRIPTION:ERRANZA\nEsposizione artistica di Aldo Righetti\nInaugurazione presso l’oratorio di TELLARO.\nDomenica\, 15 giugno 2025 ore 18:00\nPresenta Erika Lacava \nLa mostra è visitabile dal 15 giugno al 22 giugno 2025\, dalle ore 17:00 alle ore 20:00
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SUMMARY:Lighthouse Contemporary 2025 - Collettiva artistica al Castello di Lerici
DESCRIPTION:Sabato 7 giugno\, alle 18.00\, inaugura al Castello San Giorgio di Lerici la mostra “Il Faro dell’Arte Contemporanea – Lighthouse Contemporary 2025\, collettiva artistica curata da Chiara Guidi in collaborazione con Wizard Gallery.\nLa mostra sarà visitabile fino al 27 luglio. \nSi tratta di un progetto espositivo ideato appositamente per gli spazi del Castello di Lerici e pensato come bussola per orientarsi tra le nuove rotte\, come punti cardinali\, dell’arte contemporanea.\nLa mostra\, promossa da Wizard Gallery e curata da Chiara Guidi\, nasce con l’intento di offrire al pubblico le coordinate – dopo aver individuato le linee forza delle varie tendenze artistiche – per garantire una visione consapevole\, trasversale e internazionale dei linguaggi artistici più attuali.\nIl progetto si delinea attraverso un percorso sviluppato come un’unica grande installazione che si articola tra le diverse sale\, lungo i tre piani del Castello.\nLa stessa scelta di utilizzare il termine “faro” è strettamente legata anche alla connotazione – fisica e simbolica – del luogo: percepito come un faro\, il Castello di San Giorgio si erge imponente sul promontorio roccioso a picco sul mare\, dominando l’orizzonte.\nRoccaforte tra le onde\, punto di riferimento e di orientamento\, il faro-castello diventa così punto di approdo e guida per i visitatori: non più solo un semplice contenitore di una mostra\, ma un autentico riferimento “illuminante” per il sistema dell’arte e dei suoi fruitori.\nPensata in stretto dialogo con l’architettura e la storia del castello\, Il Faro dell’Arte Contemporanea\, attraverso i vari media e i linguaggi degli artisti selezionati\, vuole essere una kermesse e un evento di concreto orientamento.\nIn mostra saranno presenti opere dei seguenti artisti:\nThomas Berra\, Danilo Buccella\, Gian Martino Cecere\, Marco Ceroni\, Giovanni Chiamenti\, Matteo Cibic\, Sarah Ciracì\, Cecilia Cocco\, Leonardo Dalla Torre\, Daria Dmytrenko\, Etsu Egami\, Bruna Esposito\, Franklin Evans\, Aldo Giannotti\, Fausto Gilberti\, Kevin Francis Gray\, Agnese Guido\, Diango Hernández\, Danielle Hoogendoorn\, Laura Hospes\, Federico Luger\,\nGiulia Mangoni\, Eliel David Martínez Julián\, Jimmy Milani\, Niccolò Montesi\, Edoardo Piermattei\, Giulia Poppi\, Terry Rodgers\, Erik Saglia\, Emma Scarafiotti\, Edoardo Solomostry\,Luca Staccioli\, Mattia Sugamiele\, Attila Szűcs\, Flaminia Veronesi.
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SUMMARY:E così sia: in mostra l'opera "Sacro Cuore" di Paolo Fiorellini
DESCRIPTION:F O U R T E E N A R T E L L A R O \nRASSEGNA 2025 \nVenerdì 6 giugno alle ore 19.00 inaugurazione della rassegna 2025 intitolata “E così sia” a cura di Guido Ferrari con l’opera Sacro cuore dell’artista Paolo Fiorellini. \nA conclusione della preghiera laica dell’artista che creata l’opera affida al popolo la formula liturgica generata. \nUn grido silenzioso contro l’orrore dei conflitti\, non solo quelli della guerra ma anche quelli umani\, che ci coinvolgono giornalmente; un invito alla compassione e alla riconciliazione nel nome di un amore che non conosce né odio né vendetta.\nPaolo Fiorellini
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SUMMARY:IO\, IL MIO CORPO. Mostra forografica a cura di Paolo Zavanella
DESCRIPTION:In esposizione presso l’Oratorio ‘n Selàa le fotografie di Paolo Zavanella.\nLa mostra sarà visitabile: \n– dal 25 al 29 maggio dalle 15.00 alle 19.00\n– dal 30 maggio al 2 giugno dalle 15.00 alle 22.00 \nInaugurazione domenica 25 maggio\, ore 18.00 \nIl 31 maggio alle ore 19.00 concerto musica a cappella per voci femminili “Vocaelles” di Ginevra.\nSito web: www.vocaelles.com
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SUMMARY:Daniele Dubbini: musica al Castello di Lerici nell'ambito della mostra "Eidos e Physis"
DESCRIPTION:“Eidos e Physis: La Materia come Spirito”\n(Eidos\, “εἶδος”\, è la forma ideale\, mentre Physis\, “φύσις”\, è la natura) \nMercoledì 21 maggio alle ore 16\, la mostra Eidos & Phisis\, degli artisti Neri e Viani\, in corso al Castello San Giorgio di Lerici\, ospiterà un concerto di Daniele Dubbini musicista polistrumentista che suonerà l’ handpan\, strumento idiofono\, creando una atmosfera meditativa e suggestiva. \nOrari di apertura del castello San Giorgio\ndal martedì alla domenica: 10.00 -12.30   15.00 – 17.30\nInfo Castello San Giorgio \n 
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SUMMARY:"Eidos e Physis" Mostra al Castello di Lerici
DESCRIPTION:“Eidos e Physis: La Materia come Spirito”\n(Eidos\, “εἶδος”\, è la forma ideale\, mentre Physis\, “φύσις”\, è la natura) \nIl curatore Guido Ferrari presenta a Lerici dal 10 al 25 maggio 2025 La mostra “Eidos e Physis: La Materia come Spirito” del pittore Luciano Viani e dello scultore Valerio Neri. \n“Eidos e Physis” è un’operazione di recupero di un autentico spirito artistico. Da una parte\, le sculture di Valerio Neri\, che rispondono alla necessità di fondersi con gli elementi primordiali: il fuoco\, che fonde il metallo\, e l’acqua\, che scolpisce la pietra\, sono i veri artefici di queste opere. Neri\, attraverso una tecnica che è al contempo sapiente e vibrante\, trasforma marmo e bronzo\, imprimendo in ciascun blocco la testimonianza di un legame profondo con la natura. Le sue sculture non sono mai semplici oggetti\, ma incarnano la tensione fra l’elemento fisico e quello spirituale\, esprimendo con forza la lotta e l’armonia che sussistono tra questi due aspetti. \nDall’altro lato\, il pittore Luciano Viani\, con la sua straordinaria capacità di lavorare i toni del rosso\, costruisce atmosfere di sensualità e dolcezza che toccano l’anima. I papaveri che dipinge non sono solo fiori\, ma segni di una realtà più profonda\, una dimensione in cui la bellezza si fa materia sottile e l’emozione si trasforma in visione. Ogni pennellata di Viani è un atto di pura poesia visiva\, capace di sedurre e inquietare nello stesso istante. \nIn questa mostra\, le “opere d’arte” non sono semplicemente oggetti da osservare: c’è un incontro fra materiali e sensazioni\, tra il caldo della terra e il vibrante rosso dei fiori. Neri e Viani\, con linguaggi distinti ma complementari\, offrono al pubblico una riflessione profonda sulla natura umana\, sulla sua relazione con l’ambiente e sull’arte come veicolo di una spiritualità universale. \nOrari di apertura del castello San Giorgio\ndal martedì alla domenica: 10.00 -12.30   15.00 – 17.30\nInfo Castello San Giorgio \n 
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SUMMARY:Corso base di Fotografia a cura di Silvano Labanti
DESCRIPTION:Il prossimo mese di maggio a Tellaro\, nella sede della Mutuo Soccorso\, ogni sabato dalle 15.00 alle 16.30\, Silvano Labanti terrà un corso base di fotografia (tecnica\, linguaggio e pratica).\n\nIl programma tratterà la fotografia analogica e digitale: dalla “camera obscura” allo smartphone.\nDate: 3-10-17-24-31 maggio 2025.\n\nInformazioni e iscrizioni: mutuosoccorso.tellaro@gmail.com\nWhatsApp: 334.3158594\n\n***\n\n\n\n\n\n\n\nNota Biografica professionale\nSilvano Labanti nasce alla Spezia nel 1958\, architetto per professione e fotografo per passione.\nTra i suoi progetti più recenti ricordiamo Teàe en ter chee\, (Tellaro nel cuore)\, fotolibro edito nel 2021\,\ndestinato a contribuire al risanamento della sede della Società di Mutuo Soccorso. Nel 2023\nha esposto le proprie immagini in bianco e nero dedicate al borgo di Tellaro nell’ambito dell’iniziativa di\nraccolta fondi per il finanziamento del restauro della storica chiesa di San Giorgio.
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SUMMARY:FOCUS - Mostra fotografica di Massimo Zanardi
DESCRIPTION:Inaugura ufficialmente il 19 aprile alle ore 17.00 la mostra fotografica di Massimo Zanardi\, allestita presso l’Oratorio ‘n Selàa. \nLa mostra è visitabile nei giorni feriali dalle 15.00 alle 19.00 e nei festivi dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 19.00. \nIn questa personale\, Zanardi ha deciso di ampliare la fotografia di paesaggio per raccontare l’ambiente del Golfo dei Poeti\, seguendo una sua personale visione\, che lo porta a mettere a fuoco ed ingrandire dettagli e particolari creando un racconto visivo articolato. Si tratta di un’indagine fotografica al contempo ricca ed essenziale\, attraverso immagini da forte potere evocativo nelle quali i dettagli assumono un valore porompente riempiendo la scena.\n(cit. Federica Nicolai)
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